Simile! Ma lasciamo correre. Sono tenerezze paterne. Oh non sapete che i padri sono gli eterni panegeristi dei propri figli?
I doveri degli uomini ebbero un successo effimero e dopo cinque o sei anni nessuno ne parlò più.
A proposito, il Pellico ebbe imitatori?
No. Per scrivere qualche libriccino su quel metro occorreva la prova del fuoco: bisognava passare sei o sette anni in gabbia!
Il Settembrini dettò le Ricordanze, il Pallavicino le Memorie, ma non si può dire che abbiano avuto intenzione di imitare il Pellico. Ed oggi, nell'anno di grazia 1911, si potrebbe avere un libro sulla falsa riga delle Mie Prigioni?
Per l'amor di Dio, non lo dite neppure! Chi è quel disgraziato che vorrebbe far ritornare il tempo della tirannide per scrivere un libro fortunato?
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Il Cuore del De Amicis è stato tradotto in lingua giapponese e pubblicato in due volumi su carta di seta e con copertina elegantissima. Curiose le illustrazioni! I piccoli protagonisti italiani sono trasformati in ragazzi giapponesi, con gli occhietti a mandorla e con il naso schiacciato.
Ecco che cosa succede ai libri fortunati! E il Cuore, bisogna dirlo, è un libro fortunatissimo.
Sei anni fa, essendo arrivato alla 300ª edizione, si celebrarono a Torino le Nozze di Oro con un banchetto cordiale. Si mangiò e si bevve alla salute, e anche a spese, dei trecento mila lettori. Immaginate che sentimentalismo! Cuore, Cuore, Cuore! I brindisi piovvero. I trentanove convitati: critici, musici, poeti, scultori, commediografi, divennero teneri come agnellini! L'ultimo fu il Giacosa, il quale vedendo che il termometro della cordialità segnava 39 all'ombra, se ne uscì con pochi versi alla Giusti, ringraziando il De Amicis di averlo invitato a quel banchetto