dei trecento mila cuori

Che il tuo cuor si soggiogò.

A festa finita, i commensali ebbero un opuscolo elegantissimo, contenente i fac-simili fotografici dei frontespizî delle 22 traduzioni di Cuore.

Che? c'è stato mai un libro che ha avuto questi trionfi?

Ma, siatene certi, questo libro fortunato non si accontenta delle nozze d'oro. Dopo un paio di lustri, verranno le nozze di brillanti, poi quelle di radium, e così di nozze in nozze se ne starà sempre nella luna di miele.

Dico sempre, perchè il Cuore appena diede il primo palpito, innamorò tutti.

I fratelli Treves (e allora erano davvero due!) non facevano a tempo a sfornare. Da ogni parte d'Italia si chiedeva un Cuore; tanto che i signori Treves, fingendo di perdere la pazienza, alle continue richieste, rispondevano: “Ma, santo Iddio! non abbiamo mica cento braccia noi!„ Intanto l'entusiasmo cresceva, cresceva: ognuno ne decantava i pregi. Che libro! che tesoro! Come erano commoventi quei racconti mensili! e quelle letterine, e quei ricordi storici e quei bozzetti di scuola!

Il Mantegazza, senti oggi, senti domani, lasciò di manipolare fisiologie e scrisse Testa: il De Castro dettò Forza. Ma che! come a farlo apposta, il Cuore continuava la sua marcia trionfale e la povera Testa del Mantegazza se ne restava molto addietro, senza parlare della Forza che appena dava un passo!

Il De Amicis, quando vide che ai suoi cortesi concorrenti mancava la lena, se la rise sotto i baffi e, scuotendo la sua chioma, generosamente leonina, esclamò: “Amici, l'avete fatta tardi!„

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