A coro tutte le riviste, i periodici letterarî incominciano a cantarne mirabilia. Il romanzo cristiano è il Quo vadis — il Cristianesimo è il Quo vadis — la Lucia dei Promessi Sposi e la Licia del Quo vadis — l'elemento storico nel Quo vadis. I giornali politici mandano a far benedire ministri e deputati e dedicano un'intera pagina — sei massicce colonne — al Quo vadis. Reporters corrono a scavezzacollo in Polonia, vanno a scovare il fortunato autore e vogliono sapere quando scrisse il Quo vadis, perchè lo scrisse, come lo scrisse, dove lo scrisse ecc. Intanto le edizioni arrivano all'ennesima potenza. Il Quo vadis illustrato, il Quo vadis con pianta topografica, il Quo vadis per la gioventù, per gli adulti, per i vecchi, e forse qualcuno pensò pure ai poveri infermi e ai moribondi!

Evviva, evviva il Quo vadis! Evviva Licia, Vinicio, Petronio! Evviva Ursus!

Tutti comprarono questo libro, tutti lo lessero, o almeno finsero di averlo letto. Magari bisognava mentire per non essere chiamato... chi sa che cosa!

Qui mi permetto di ricordare un aneddoto. Proprio in quei giorni di plenilunio mi trovavo a Napoli. Sapendo che di fresco si erano pubblicati gli Scritti inediti del Settembrini, mi recai da Detken et Rocholl per acquistare quel volume. Entro, e vedo una catasta di Quo vadis.

Un giovanotto mi fa un grazioso inchino e mi dice: “Tradotto dal Verdinois?„

— Che cosa? — gli domando maravigliato.

“Lei non vuole il Quo vadis?„

— No. —

“No, e allora..?„ e mi guarda di traverso come per dire: si vede che non hai gusto!

In verità questo complimento, quantunque non espresso, mi garba poco e perciò, botta e risposta, aggiungo subito: