Mentre questi poveretti, rassegnati alla propria sorte, vi chiedono la carità di uno sguardo, si fanno avanti i superbi eroi del passato.

Ecco in grandi e ricche edizioni illustrate il Conte di Montecristo, i Tre Moschettieri, i Misteri di Parigi, l'Ebreo Errante.

Chi non ricorda l'entusiasmo che suscitarono in Europa questi romanzi strani, fantastici, pieni di avventure curiose? Venivano riprodotti sulle scene fino alla sazietà, e chi non sapeva leggere, o non poteva comprarli, andando con pochi soldi al teatro, ne sapeva quanto voi. I personaggi entravano financo nella moda e non mancarono i cappelli “alla Montecristo„, le salse “alla D'Artagnan„, i liquori “Anna d'Austria„.

Gli eroi di Omero e del Molière cedevano il posto ai Tre Moschettieri e al Padre Rodin.

Specie il Dumas, questo Alessandro Magno del romanzo cavalleresco, ammaliò tutta l'Europa. Si racconta che quando apparve per la prima volta il Conte di Montecristo su un giornale parigino, il popolo francese andò addirittura in delirio per la fantastica e viva creazione. La settima puntata terminava proprio con quelle parole. “Il mare è il cimitero del castello d'If.„

La sera in tutti i ritrovi non si parlava che di Dantes. Come si salverà? Alcuni la notte non potettero dormire, si spinsero fino alla redazione del giornale per leggere il seguito del romanzo; e la mattina la nuova puntata andò a ruba. Un arguto cronista di quel tempo nota, con una forte dote di causticità: “Se in quel giorno il giornale non avesse pubblicato il seguito del romanzo, a Parigi ci sarebbe stata una rivoluzione!„

E il Guerrazzi? Arrivavano di nascosto i suoi romanzi rivoluzionari, ardenti di patriottismo, che sembravano scritti in un campo di battaglia, tra il fumo della polvere e il grido angoscioso dei vinti. Si parlava segretamente di queste torpedini, lanciate alla vigilia della rivoluzione. Non si mangiava, non si dormiva per divorare la Battaglia di Benevento, l'Assedio di Firenze!

Si parlava pure delle tragedie di un certo G. B. Niccolini: si vociferava che il Le Monnier, un editore toscano, per sfuggire la censura granducale, le aveva fatto stampare a Marsiglia, facendole entrare poi nella dogana di Firenze, dentro balle di zucchero. Che tragedia! Che versi fiammeggianti e incendiari! Specie l'Arnaldo da Brescia, una mina: avrebbe mandato per aria il Vaticano!

Ma oggi, rinnovati gusti, costumi, ideali, i libri dei Dumas, del Sue, del Guerrazzi, e di tanti altri non attirano più, nè si leggono con entusiasmo: essi ricordano un tempo lontano lontano, eppure non sono passati che cinquant'anni!

Altri libri invece che al loro apparire furono lapidati a sangue da una critica maligna e pettegola, o accolti fra la comune indifferenza, nulla perdettero del loro pregio, anzi con i secoli acquistarono nuova vitalità!