Vedete: il Shakespeare è più giovane del Sue; il Goethe più moderno del Dumas e del Montepin; Omero ci appartiene più del Guerrazzi! Chi disse che il Furioso fu scritto il 1516? Nossignore. Fu scritto ieri: Orlando è più giovane di D'Artagnan.
Nè vale il dire che il Shakespeare scrisse tragedie e Dumas romanzi. Il tempo, il gran giustiziere, non vuol sapere quale genere letterario voi trattate: romanzi, tragedie, poemi, il tempo premia l'arte e solo ai veri artisti apre le porte dell'immortalità.
In un anno l'Ebreo Errante ebbe cento edizioni e ridotto in dramma fu rappresentato in tutti i teatri grandi e piccoli. È vero, tale entusiasmo non destarono le tragedie del Shakespeare; in un anno non ebbero cento edizioni. Ma oggi, dopo quattro secoli, sapreste dirmi quante edizioni hanno avuto, quante ne avranno? L'Ebreo, dopo quell'effimero successo non errò più, nè fu più visto; ma Otello, Amleto, Giulietta e Romeo, vivono, vivranno più di noi, più dei nostri figliuoli!
Guai a chi segue la moda, a chi accontentandosi dell'applauso, trascura l'arte. La moda è capricciosa, bizzarra, traditrice. Oggi vi esalta, vi osanna; domani vi calpesta, come un cencio!
Scrittori moderni, attenti! Se i vostri libri non hanno quell'aroma, conservatore dei pensieri, di cui parla il Giordani, il tempo farà la sua giustizia!
I libri con ritratti.
Quest'onore dovrebbe essere riservato ai poeti, ai filosofi, agli storici di prima forza. Solo essi hanno il diritto di mettere innanzi ai loro libri il proprio ritratto, come per dire al lettore: “Io sono qui!„
Ma poichè ognuno si crede — modestamente — una gran cosa, ecco che molti libri portano il ritratto dell'autore.
E non parlo solo de' libri moderni. L'uomo è stato sempre uomo. Fin nelle antiche, antichissime edizioni di storia, di commedie, troviamo la riverita effigie dei Reali Istoriografi e Commediografi, con la enumerazione di tutti i titoli accademici. Però questi ritratti antichi sono bizzarri e spesso ridicoli. Che posa! che atteggiamenti! Sembrano malati che vanno all'ospedale; masnadieri dall'occhio truce, che nascondono, sotto il mantello, la carabina e il pugnale.
Alcuni, con i capelli irti, con un cipiglio sinistro e minacciante, vi fissano maledettamente gli occhi addosso e par che dicano: “Avrai da fare con me!„; altri, con lo sguardo languido, con il volto pallidissimo, con un gran fazzoletto al collo, chiedono pietà e misericordia altri, grossi, paffuti, rubicondi — come canonici, vecchio tipo — con i capelli inanellati, con ricco corsetto, con due orecchini luccicanti, se la ridono saporitamente, come per dire: “Lettore, senti a me: mangia e bevi, e brucia tutti i libri!„