Qui c'è fiele, non arte.

Due secoli innanzi un'altra coppia, uno storico e un poeta, tutti e due arnesi da galera, si scambiarono lo stesso complimento, in una forma triviale e villana. Aprì il fuoco il Giovio. Scrisse sotto l'effigie dell'Aretino:

Questi è Pietro Aretin, poeta tosco:

Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,

Scusandosi col dir: “Non lo conosco.„

E l'Aretino, maestro nel genere, gli rispose subito per le rime:

È questi Giovio, storicone altissimo:

Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino.

Scusandosi col dir che gli era prossimo.

Trenta anni fa il brutto giuoco fu lì lì per ripetersi tra il Carducci e il Rapisardi. Contumelie se ne dissero. La Curia di Bologna scomunicò il catanese: il cantor di Satana e il cantor di Lucifero si morsero come due mastini: e continuerebbero a mordersi, se il Carducci non se ne fosse andato al Limbo a godersi l'eternità con Omero, Orazio e Lucano! Oggi non c'è più da temere. I nostri poeti sono amici e si scambiano cortesie a non finire. Anzi il Pascoli e il D'Annunzio si chiamano fratelli. Non lo dico per celia: alla morte del Carducci, il Pascoli telegrafava al fratello Gabriele, e questi al fratello Giovanni.