Ma, Dio ne liberi! La prima lite micidiale avvenne proprio fra due fratelli. Il Pascoli sembra un agnellino, ma è sempre poeta. Ricordatevi che il Tassoni voleva aggiungere alla litania di tutti i Santi: ab ira poetae libera nos, Domine!

Ma non facciamo gli uccelli di mal'augurio! Il D'Annunzio e il Pascoli diranno ai posteri che la poesia affratella.

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Nostro Signore Gesù Cristo, a quanto ci dice la tradizione e la lettera del proconsole Lentulo, era bello, molto bello. Il suo volto incantava, i suoi occhi avevano un fascino irresistibile. Che sguardo! che atteggiamento!

Ma si può dire lo stesso di certi suoi ministri?

È un fatto innegabile. I sacerdoti, senza pensare che in medio stat virtus, amano gli estremi: o magri allampanati, o pingui come botte. I monaci preferiscono la seconda forma, i preti la prima.

Ricordo di aver visto nella biblioteca del Seminario di Salerno un grosso volume, in foglio, pubblicato a Venezia nel 1823. A destra il titolo: Le victorie della Religione Cattolica, ossia i Trionfi dell'Apostolato, a sinistra il ritratto dell'autore. Dio mio, che ritratto! Scarno, stecchito, con gli occhi vitrei, con la bocca semi-aperta, con gli zigomi sporgenti pareva come se volesse dire: “Portatemi all'ospedale, io muoio!„ Mi venne da ridere e chiusi subito il libro. Ma guarda un po' che pretenzione! Voler parlare di victorie mentre non si ha neppure la forza di muovere un dito. Se mi fossi trovato a Venezia nel 1823 avrei detto a quel reverendo: “Padre, lasci stare i Trionfi. Scriva piuttosto, per lei e per tanti poveretti, che si trovano nelle medesime condizioni di salute, un buon apparecchio alla morte!„

Rovistando in una antica biblioteca di un convento, ebbi un'altra sorpresa. Proprio a fianco a La Carità Cristiana del Muratori, scorgo un bel volume, rilegato in rosso e con fregi in oro. La curiosità mi vince; l'apro e mi vedo davanti il ritratto di un monacone, con due gote rubiconde, che tirandosi fin su la gola, formavano una grossa pappagorgia. Non si vedeva che il volto, e la metà del petto; ma se dobbiamo seguire in tutto il sistema socratico — invisibile a visibili arguitur — immaginate che specie di ventre e compagni doveva averci sotto!

Di che cosa parlava questo beato, beatissimo figlio di S. Francesco?

Ecco il titolo del volume: