Egli perdonava al ladro e l'assassino per comprarsi l'affetto del popolo, per farsi chiamare clemente, pio, benigno, ma era inesorabile con chi avesse alzata la voce in nome della libertà.
Francesco I diceva: “Io voglio sudditi che sappiano ubbidire, non leggere.„ Ed è giusto. Il dispotismo ama l'ignoranza e vive di tenebre. Solo così una corona può coprire delitti.
Ma la storia ci dice che il loro desiderio fu vano. Le congiure si scovrono con l'astuzia e si sciolgono col patibolo; il popolo s'inganna con le feste e si rende docile con i cannoni, ma contro il libro, — contro quest'atomo, che sembra meno importante di un granellino di sabbia, meno pungente di una spilla, scritto da un uomo solo, spesso povero, sconosciuto, errante, — chi può opporsi? chi può lottare?
Quel libro è la coscienza. E la coscienza non si strappa come i beni di fortuna, non cede come la vita.
Perseguitate, esiliate lo scrittore; il libro resta. Iddio vuole che ogni tiranno abbia il suo giudice, ogni Cesare il suo Svetonio!
I libri scolastici.
Il giorno, in cui siete ritornato a casa con tanto di laurea in tasca e i vostri concittadini hanno incominciato a chiamarvi professore, avvocato, dottore, ingegnere, quei poveri libri scolastici di bassa forza sono stati gettati in un vecchio armadio.
I classici latini e greci, qualche grammatica, qualche storia letteraria o politica, che si trova ancora di sana costituzione, è ammessa agli onori degli scaffali, ma tutti gli altri giù nel cassettone. La stanza da studio dev'essere elegante, signorile. Non ci mancherebbe altro che mettere in mostra quei libri, mal ridotti, senza frontespizio e senza dorso!
Avete ragione. Voi, superbo della vostra scienza, orgoglioso di quella pergamena che vi dichiara in nome del Re qualche cosa, avete quasi vergogna di far sapere che quei libriccini furono i mostri primi maestri.
Questa però si chiama ingratitudine! Venti anni fa eravate un ragazzo ignorante, credulone, e quei libri vi insegnarono i primi elementi di storia, di aritmetica, e seminarono nell'animo vostro i germi del buon costume e del retto vivere. La mamma spesso vi sgridava, il babbo vi picchiava, tutti, in casa e fuori casa, erano burberi e severi con voi, solo quei libri non alzavano mai la voce: sempre con amabilità, sempre con dolcezza a ripetervi che bisogna essere buoni, ubbidienti, caritatevoli.