Oggi che siete uomo, non li benignate neppure di uno sguardo. Ma disprezzateli, nascondeteli, essi continueranno sempre nella santa missione di modesti precettori. Con la medesima cura avvieranno i vostri figliuoli per il sentiero della sapienza e della virtù!
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In verità si potrebbe scrivere un intero volume sui libri scolastici, cominciando da quei poveri sillabarî di pochi soldi, macchiati d'inchiostro, imbrattati di olio, che si portavano nel panierino della merenda, in compagnia delle ciliege e de' fichi secchi, e continuando con quei libri, dimenticati sopra un muro, nascosti tra le siepi, abbandonati sulla riva di un lago, lasciati a pie' di un albero, quando invece di andare a scuola si prendeva il largo per la campagna.
A principio d'anno questi libri si compravano con gran piacere, si sfogliavano delicato delicato, per vederne le incisioni; e guai se la sorella ci avesse fatta una macchia d'inchiostro o una lieve piegatura: erano pianti eterni, litigi continui, scambio di invettive e di busse. Ma passati due mesi, addio libri! Non si conoscevano più. Il babbo, la mamma, il maestro, a turno vi rimproveravano, vi picchiavano, vi chiamavano sporcone, ma i libri erano già sdruciti, mancavano di parecchie pagine e a stento si poteva tirare avanti fino agli esami.
Di questi libri non resta che un ricordo vago. Dove sono? Ne conservate qualcuno? Dov'è il sillabario, il grande ed unico sillabario dalle lettere cubitali, dalle bizzarre e curiose vignette? Dov'è questo papà di tutti gli uomini di studio, questo primo pedagogo, modesto e paziente, che si lasciava sgorbiare e ridurre in cenci? Dove sono quelle letture graduate, quei raccontini, quelle poesiette, così liete d'invenzione, così fresche di lingua, così dense di concetti sani? Dove sono? I vostri figliuoli frequentano le classi elementari, ma non conoscono quei libri. Oggi, l'insistenza degli editori e la tolleranza delle autorità fanno entrare nelle scuole primarie certi libercoli, così scipiti, così pomposamente vuoti. Vogliono sembrare succose enciclopediette, ma sono invece... molto povera cosa.
Se fossi un Credaro, farei ritornare nelle scuole i libri del Dazzi, del Thouar, della Baccini. Forse così i nostri ragazzi sarebbero meno immaturi, dopo l'esame di maturità!
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Ma i libri scolastici, che in massima parte voi conservate, sono quelli delle classi secondarie. Dopo le scuole elementari, rattoppate in paese, quasi sempre da qualche prete, si andava in città per il ginnasio.
Il ginnasio! Questa parola aveva per voi del magico: si sentiva un gusto matto a far sapere ai parenti, agli amici, a tutto il mondo che voi incominciavate a far davvero.
E si scrivevano lettere di partecipazione a tutti. “Carissimo papà, stamane abbiamo avuto la prima lezione di latino„. “Carissimo zio, io studio sette ore al giorno„. “Carissimo cugino, carissimo„... Insomma a tutti si comunicava la grande nuova.