A Natale, a Pasqua, toh, una scappatina in paese e subito a farla da dottore con gli antichi compagni di scuola. Il latino! Eh, non si scherza con il latino! E in verità, col latino non si scherzava. Si era indulgenti con la lingua italiana, con la storia, con l'aritmetica, ma col latino, rigore immenso!
Quei buoni maestri, quasi tutti pedanti, ci imbottivano di Portoreale.
Il primo anno se ne andava con la rituale Selecta, poi se ne veniva Fedro e Cornelio: favola e storia, poesia e prosa; un giorno parlavano gli animali, un giorno gli uomini. Debbo dire la verità, trovavo più cortesi i primi. E fin d'allora mi convinsi che gli uomini sono intrattabili.
Ma ogni anno si cambiava padrone. Cornelio dava il posto a Cesare, Fedro ad Ovidio; infine se ne veniva Virgilio, Orazio e Livio.
Livio! Oggi è un amico, ma allora vi sembrava un tiranno. Quando dopo due ore di studio e di meditazione non sapevate come interpetrare un periodo della sua Storia Romana, vi veniva il giusto e santo desiderio di menargli dietro un accidente!
E Orazio? E Cicerone? Che il Signore li abbia in gloria! Certe sere galantuomini perfetti. Quella prosa, quei versi si snocciolavano sotto le dita; altre volte duri come macigni.
Il tiro birbone poi lo combinava Tacito. Si chiudeva a catenaccio e non c'erano Santi a sbottonarlo. Pensa, ripensa, riscontra nella grammatica, consulta il vocabolario; inutile, il senso logico non andava. Che rabbia! Avreste voluto piangere, fuggirvene, andar ramingo, fare il facchino, il lustrascarpe, pur di liberarvi da questo carnefice.
Nè parlo del greco. Nei primi mesi si provava un'avversione per questa benedetta lingua. La sera, dopo aver ingoiato spiriti aspri e spiriti dolci, consonanti che spariscono con compenso o che vanno via senza avere un centesimo, vi domandavate: “Ma a che serve il greco? È necessario mandar giù tutta questa roba, per essere avvocato o medico?„ Intanto la grammatica di Curtius era sempre là sul tavolo a guardarvi bieco, e voi, pensando che l'ora dello studio passava, che il professore era severo, che il rettore la sapeva lunga con la bocca e con le mani, vi gettavate in quel mare di geroglifici, sicuro di perdere la vista e il senno!
***
Oggi questi classici vi sono cari. Apriteli, scorreteli: vi trovate pagine ancora piegate, segni di matita, impressioni fatte con le unghie. Vi sono cari, perchè ricordano i vostri studi, i vostri compagni, i vostri maestri.