I maestri! Ve li vedete tutti dinanzi, come in una grande fotografia, queste simpatiche figure di precettori, severi o indulgenti, burberi o cortesi.
Il professore d'italiano entrava in iscuola sempre frettoloso, come se fosse stato inseguito, e appena seduto, triii... una scampanellata, dicendo immancabilmente ogni mattina: “Andiamo, andiamo, oggi c'è molta roba!„ Il professore di latino, mezzo nevrastenico, si metteva a declamare due pagine dell'Arte Poetica, e poi, gettando il libro sul tavolo, esclamava convulso: “Che bellezza! Che incanto!„ Il professore di fisica, selvaggio, picchiava senza misericordia per un nonnulla, e una mattina, parlando della bussola, la perdè talmente, che si mise a dare manrovesci alla cieca. Il professore di storia borbonico sfegatato, si sarebbe fatto ammazzare — diceva lui — per Ferdinando e Francesco II. Guai a chi proferiva in iscuola una mezza parola a favore di un certo Vittorio Emanuele II. “Uscite, uscite! voi siete un carbonaro!„
E i compagni? Chi può ricordare quella schiera interminabile di amici, che venivano da tanti paesi per formare una sola famiglia?
Ma tra questi giovani intelligenti, svogliati, buffoni, permalosi, attaccabrighe, sinceri, maligni, vi sono dei tipi che non si dimenticano: capi ameni che venivano a scuola senza aprire un libro, che facevano dei tiri birboni al maestro o al prefetto di disciplina con tale abilità da non avere mai un castigo.
Ma oggi dove sono questi vostri compagni? Vivono? Sono felici?
Qualche volta, trovandovi in città, mentre tutto frettoloso attraversate il Corso, vi sentite battere dolcemente sulla spalla. Teh! è un compagno di collegio. Dopo un oh! di maraviglia, dopo due baci sonori —, ecco un dialogo a fuoco di fila.
— Tu —
“Che baffi!„
— Che barba! —
“Già i capelli bianchi!„