E così detto, per la notte bruna
La damisella monta al palafreno,
Via camminando al lume della luna,
Tutta soletta, sotto al cel sereno.
Mai non fo vista da persona alcuna,
Benché di gente fosse intorno pieno;
Ma a questi la fatica e la vittoria
Li avea col sonno tolto ogni memoria.

Né bisogno ebbe di adoprar lo annello,
Ché, quando il sol lucente fo levato,
Ben cinque leghe è longe dal castello,
Che era da' suoi nemici intornïato.
Lei sospirando riguardava quello,
Che con tanto periglio avea lasciato;
E così caminando tutta via,
Passata ha Orcagna, e gionse in Circasia.

Gionse alla ripa di quella rivera,
Dove il franco Ranaldo occiso avia
Lo aspro centauro, maledetta fiera.
Come la dama nel prato giongia,
Un vecchio assai dolente nella ciera
Piangendo forte contro a lei venìa,
E con man gionte ingenocchion la chiede
Che del suo gran dolore abbia mercede.

Diceva quel vecchione: - Un giovenetto,
Conforto solo a mia vita tapina,
Mio unico figliolo e mio diletto,
Ad una casa che è quindi vicina,
Con febre ardente se iace nel letto,
Né per camparlo trovo medicina;
E se da te non prende adesso aiuto,
Ogni speranza e mia vita rifiuto. -

La damigella, che è tanto pietosa,
Comincia il vecchio molto a confortare:
Che lei cognosce l'erbe ed ogni cosa
Qual se apertenga a febre medicare.
Ahi sventurata, trista e dolorosa!
Gran meraviglia la farà campare.
La semplicetta volge il palafreno
Dietro a quel vecchio, che è de inganni pieno.

Ora sappiati che il vecchio canuto,
Che in quella selva stava alla campagna,
Per prender qualche dama era venuto,
Come se prende lo uccelletto a ragna;
Per ciò che ogni anno dava di tributo
Cento donzelle al forte re de Orgagna.
Tutte le prende con inganno e scherno,
E prese poi le manda a Poliferno.

Però che ivi lontano a cinque miglia
Sopra de un ponte una torre è fondata:
Mai non fo vista tanta meraviglia,
Ché ogni persona che è quivi arivata,
Dentro a quella pregion se stesso piglia.
Quivi n'avea il vecchio gran brigata,
Che tutte l'avea prese con tale arte,
Fuor quella sol che fu di Brandimarte.

Però che quella, come io vi contai,
Fo dal centauro gettata nel fiume.
Essa nel fondo non andò giamai,
Però che de natare avea costume.
Quella onda, che è corrente pur assai,
Giù ne la mena, come avesse piume;
Al ponte la portò, che mai non tarda,
Dove la torre è de quel vecchio in guarda.

Lui dal fiume la trasse meza morta,
E fecela curar con gran ragione
Da quella gente che avea seco in scorta,
Ché medici lì aveva, e più persone;
Poi la condusse dentro a quella porta,
Dove con l'altre stava alla pregione.
De Angelica diciamo, che venìa
Con quel falso vecchione in compagnia.

Come alla torre fo dentro passata,
Quel vecchio fora nel ponte restava.
Incontinente la porta ferrata,
Senza che altri la tocchi, se serrava.
Alor se avide quella sventurata
Del falso inganno, e forte lamentava;
Forte piangia, battendo il viso adorno:
L'altre donzelle a lei son tutte intorno.