Cercano tutte con dolce parole
La dolorosa dama confortare;
E, come in cotal caso far si sôle,
Ciascuna ha sua fortuna a racontare;
Ma sopra a l'altre piangendo si dole,
Né quasi può per gran doglia parlare,
De Brandimarte la saggia donzella,
Che Fiordelisa per nome se appella.

Lei sospirando conta la sciagura
Di Brandimarte da lei tanto amato:
Come, andando con essa alla ventura,
Fo con Astolfo al giardino arrivato,
Dove tra fiori, a la fresca verdura,
L'ha Dragontina ad arte smemorato;
E, in compagnia de Orlando paladino,
Sta con molti altri presi nel giardino.

E come essa dapoi, cercando aiuto,
Se gionse con Ranaldo in compagnia;
E tutto quel che gli era intravenuto,
Senza mentire, a ponto lo dicia;
E del gigante, e del grifone ungiuto,
E de Albarosa la gran villania,
E del centauro al fin, bestia diversa,
Che l'avia dentro a quel fiume sumersa.

Piangeva Fiordelisa a cotal dire,
Membrando l'alto amor de che era priva.
Eccoti odirno quella porta aprire,
Che un'altra dama sopra al ponte ariva.
Angelica destina di fuggire;
Già non la può veder persona viva:
Lo incanto dello annel sì la coperse,
Che fuora uscì, come il ponte se aperse.

Non fo vista da alcuno in quella fiata,
Tanta è la forza dello incantamento;
E fra se stessa, andando, èssi apensata
E fatto ha nel suo cor proponimento
Di voler gire a quella acqua fatata
Che tira l'omo fuor de sentimento,
Là dove Orlando ed ogni altro barone
Tien Dragontina alla dolce prigione.

E caminando senza alcun riposo,
Al bel verzier fo gionta una matina.
In bocca avia lo annel meraviglioso:
Per questo non la vede Dragontina.
Di fora aveva il palafreno ascoso,
Ed essa a piede fra l'erbe camina,
E caminando, a lato ad una fonte,
Vede iacerse armato il franco conte.

Perché la guarda faceva quel giorno,
Stavasi armato a lato alla fontana.
Il scudo a un pino avea sospeso e il corno;
E Brigliadoro, la bestia soprana,
Pascendo l'erbe gli girava intorno.
Sotto una palma, a l'ombra prossimana,
Un altro cavallier stava in arcione:
Questo era il franco Oberto dal Leone.

Non so, segnor, se odisti più contare
L'alta prodezza de quel forte Oberto;
Ma fu nel vero un baron de alto affare,
Ardito e saggio, e de ogni cosa esperto.
Tutta la terra intorno ebbe a cercare,
Come se vede nel suo libro aperto.
Costui facea la guarda alora quando
Gionse la dama a lato al conte Orlando.

Il re Adrïano e lo ardito Grifone
Stan ne la loggia a ragionar de amore;
Aquilante cantava e Chiarïone,
L'un dice sopra, e l'altro di tenore;
Brandimarte fa contra alla canzone.
Ma il re Ballano, ch'è pien di valore,
Stassi con Antifor de Albarosia:
De arme e di guerra dicon tutta via.

La damisella prende il conte a mano,
Ed a lui pose quello annello in dito,
Lo annel che fa ogni incanto al tutto vano.
Or se è in se stesso il conte risentito,
E scorgendosi presso il viso umano
Che gli ha de amor sì forte il cor ferito,
Non sa come esser possa, e apena crede
Angelica esser quivi, e pur la vede.