La damisella tutto il fatto intese:
Sì come nel giardino era venuto,
E come Dragontina a inganno il prese,
Alor che ogni ricordo avia perduto.
Poi con altre parole se distese,
Con umil prieghi richiedendo aiuto
Contra Agricane, il qual con cruda guerra
Avea spianata ed arsa la sua terra.

Ma Dragontina, che al palagio stava,
Angelica ebbe vista giù nel prato.
Tutti e suoi cavallier presto chiamava,
Ma ciascun se ritrova disarmato.
Il conte Orlando su l'arcion montava,
Ed ebbe Oberto ben stretto pigliato,
Avengaché da lui quel non se guarda;
Lo annel li pose in dito, che non tarda.

E già son accordati i duo guerrieri
Trar tutti gli altri de incantazïone.
Or quivi racontar non è mestieri
Come fosse nel prato la tenzone.
Prima fôr presi i figli de Olivieri,
L'uno Aquilante, e l'altro fo Grifone;
Il conte avante non li cognoscia:
Non dimandati se allegrezza avia.

Grande allegrezza ferno i duo germani,
Poi che se fo l'un l'altro cognosciuto.
Or Dragontina fa lamenti insani,
Ché vede il suo giardino esser perduto.
Lo annel tutti e suoi incanti facea vani:
Sparve il palagio, e mai non fo veduto;
Lei sparve, e il ponte, e il fiume con tempesta:
Tutti e baron restarno alla foresta.

Ciascun pien di stupor la mente avia,
E l'uno e l'altro in viso si guardava;
Chi sì, chi non, di lor se cognoscia.
Primo di tutti il gran conte di Brava
Fece parlare a quella compagnia,
E ciascadun, pregando, confortava
A dare aiuto a quella dama pura,
Che li avea tratti di tanta sciagura.

Raconta de Agricane il grande attedio,
Che avea disfatta sua bella citade,
Ed intorno alla rocca avia lo assedio.
Già son quei cavallier mossi a pietade,
E giurâr tutti di porvi rimedio,
In sin che in man potran tenir le spade,
E di fare Agricane indi partire,
O tutti insieme in Albraca morire.

Già tutti insieme son posti a camino,
Via cavalcando per le strate scorte.
Ora torniamo al falso Trufaldino,
Che dimorava a quella rocca forte.
Lui fu malvagio ancor da piccolino,
E sempre peggiorò sino alla morte;
Non avendo i compagni alcun suspetto,
Prese e Cercassi e i Turchi tutti in letto.

Non valse al bon Torindo esser ardito,
Né sua franchezza a l'alto Sacripante,
Ché ciascadun de loro era ferito
Per la battaglia de il giorno davante,
E per sangue perduto indebilito;
E fur presi improvisi in quello istante.
Legolli Trufaldino e piedi e braccia,
E de una torre al fondo ambi li caccia.

Poi manda un messagiero ad Agricane,
Dicendo che a sua posta ed a suo nome
Avia la rocca e il forte barbacane,
E che due re tenìa legati; e come
Volea donarli presi in le sue mane.
Ma il Tartaro a quel dire alciò le chiome;
Con gli occhi accesi e con superba faccia,
Così parlando, a quel messo minaccia:

- Non piaccia a Trivigante, mio segnore,
Né per lo mondo mai se possa dire
Che allo esser mio sia mezo un traditore:
Vincer voglio per forza e per ardire,
Ed a fronte scoperta farmi onore.
Ma te con il segnor farò pentire,
Come ribaldi, che aviti ardimento
Pur far parole a me di tradimento.