Bene aggio avuto avviso, e certo sollo,
Che non se può tenir lunga stagione;
A quella rocca impender poi farollo,
Per un de' piedi, fuora de un balcone,
E te col laccio ataccarò al suo collo;
E ciascadun li è stato compagnone
A far quel tradimento tanto scuro,
Serà de intorno impeso sopra al muro. -
Il messagier, che lo vedea nel volto
Or bianco tutto, or rosso come un foco,
Ben se serebbe volentier via tolto,
Ché gionto si vedeva a strano gioco;
Ma, sendosi Agricane in là rivolto
Partisse de nascoso di quel loco.
Par che il nabisso via fuggendo il mene;
De altro che rose avea le brache piene.
Dentro alla rocca ritorna tremando,
E fece a Trufaldin quella ambasciata.
Ora torniamo al valoroso Orlando,
Che se ne vien con l'ardita brigata,
E giorno e notte forte cavalcando,
Sopra de un monte ariva una giornata:
Dal monte se vedea, senza altro inciampo,
La terra tutta e de' nimici il campo.
Tanta era quivi la gente infinita,
E tanti pavaglion, tante bandiere,
Che Angelica rimase sbigotita,
Poi che passar convien cotante schiere
Prima che nel castel faccia salita.
Ma quei baron dricciâr le mente altiere,
E destinarno che la dama vada
Dentro alla rocca per forza di spada.
E nulla sapean lor del tradimento,
Che il falso Trufaldin fatto li avia;
Ma sopra al monte, con molto ardimento,
Dànno ordine in qual modo ed in qual via
La dama se conduca a salvamento
A mal dispetto di quella zinia.
Guarniti de tutte arme e suo' destrieri,
Fan lo consiglio li arditi guerreri.
Ed ordinâr la forma e la maniera
Di passar tutta quella gran canaglia.
Il conte Orlando è il primo alla frontera
Con Brandimarte a intrare alla battaglia:
Poi son quattro baroni in una schiera,
Che de intorno alla dama fan serraglia:
Oberto ed Aquilante e Chiarïone,
E il re Adrïano è il quarto compagnone.
Quelli hanno ad ogni forza e vigoria
Tenir la dama coperta e diffesa.
Poi son tre, gionti insieme in compagnia,
Che della drietoguarda hanno la impresa:
Grifone ed Antifor de Albarosia,
E il re Ballano, quella anima accesa.
Or questa schiera è sì de ardire in cima,
Che tutto il resto del mondo non stima.
Calla de il monte la gente sicura,
Con Angelica in mezo di sua scorta,
La qual tutta tremava de paura,
E la sua bella faccia parìa morta;
E già son giunti sopra alla pianura,
Né si è di loro ancor la gente accorta.
Ma il conte Orlando, cavalliero adorno,
Alcia la vista, e pone a bocca il corno.
A tutti quanti li altri era davante,
E suonava il gran corno con tempesta:
Quello era un dente integro di elefante.
Lo ardito conte de suonar non resta;
Disfida quelle gente tutte quante,
Agrican, Poliferno e ogni sue gesta:
E tutti insieme quei re di corona
Isfida a la battaglia, e forte suona.
Quando fu il corno nel campo sentito,
Che in ciel feriva con tanto rumore,
Non vi fu re, né cavalliero ardito
Che non avesse di quel suon terrore;
Solo Agricane non fu sbigotito,
Che fu corona e pregio di valore;
Ma con gran fretta l'arme sue dimanda,
E fa sue schiere armar per ogni banda.