Fu in gran fretta il re Agricane armato:
Di grosse piastre il sbergo se vestia,
Tranchera la sua spada cense al lato,
E uno elmo fatto per nigromanzia
Al petto ed a le spalle ebbe alacciato.
Cosa più forte al mondo non avia:
Salomone il fie' far col suo quaderno,
E fu collato al foco dello inferno.

E veramente crede il campïone
Che una gran gente mo li viene adosso,
Però ch'inteso avia che Galafrone
Esercito adunava a più non posso,
Perché era quel castel di sua ragione,
E destinava di averlo riscosso.
Costui stimava scontrare Agricane,
Non con Orlando venire alle mane.

Già son spiegate tutte le bandiere,
E suonan li instromenti da battaglia;
Il re Agricane ha Baiardo il destriere
Da le ungie al crine coperto di maglia,
E vien davanti a tutte le sue schiere.
Ne l'altro canto dirò la travaglia,
E de nove baroni un tale ardire,
Che mai nel mondo più se odette dire.

Canto decimoquinto

Stati ad odir, segnor, se vi è diletto,
La gran battaglia ch'io vi vo' contare.
Ne l'altro canto di sopra ve ho detto
De nove cavallier, che hanno a scontrare
Due millïon de popol maledetto;
E come e corni se odivan suonare,
Trombe, tamburi e voce senza fine,
Che par che il mondo se apra e 'l cel roine.

Quando nel mar tempesta con romore
Da tramontana il vento furïoso,
Grandine e pioggia mena e gran terrore,
L'onda se oscura dal cel nubiloso.
Con tal roina e con tanto furore
Levasi il crido nel cel polveroso;
Prima de tutti Orlando l'asta aresta,
Verso Agrican viene a testa per testa.

E se incontrarno insieme e due baroni,
Che avean possanza e forza smisurata,
E nulla se piegarno de li arcioni,
Né vi fo alcun vantaggio quella fiata.
Poi se voltarno a guisa de leoni;
Ciascun con furia trasse for la spata,
E cominciâr tra lor la acerba zuffa.
Or l'altra gente gionge alla baruffa;

Sì che fu forza a quei duo cavallieri
Lasciar tra lor lo assalto cominciato,
Benché se dipartîr mal volontieri,
Ché ciascun se tenea più avantaggiato.
Il conte se retira ai suoi guerreri,
Brandimarte li è sempre a lato a lato;
Oberto, Chiarïone ed Aquilante
Sono alle spalle a quel segnor de Anglante.

Ed è con loro il franco re Adrïano,
Segue Antifor e lo ardito Grifone,
Ed in mezo di questi il re Ballano.
Or la gran gente fora di ragione
Per monte e valle, per coste e per piano,
Seguendo ogni bandiera, ogni pennone,
A gran roina ne vien loro adosso,
E con tal crido, che contar nol posso.

Dicean quei cavallier: - Brutta canaglia,
E vostri cridi non varran nïente;
Vostro furor serà foco di paglia,
Tutti sereti occisi incontinente. -
Or se incomincia la crudel battaglia
Tra quei nove campioni e quella gente;
Ben se puotea veder il conte Orlando
Spezzar le schiere e disturbar col brando.