Cridava il conte in voce sì orgogliosa,
Che non sembrava de parlare umano.
Trufaldino avia l'alma timorosa,
Come ogni traditore ha per certano;
E vista avia la forza valorosa,
Che mostrata avea il conte sopra al piano;
Ché sette re mandati avia dispersi,
Rotti e spezzati con colpi diversi.

E già pareva a quel falso ribaldo
Veder la rocca de intorno tagliata,
E roinar il sasso a giù di saldo
Adosso ad Agricane e sua brigata,
Perché vedeva il conte de ira caldo,
Con gli occhi ardenti e con vista avampata.
Onde a un merlo se affaccia e dice: - Sire,
Piacciati un poco mia ragione odire.

Io non lo niego, e negar non sapria,
Ch'io non abbia ad Angelica fallito;
Ma testimonio il celo e Dio me sia
Che mi fu forza a prender tal partito
Per li duo miei compagni e sua folìa,
Benché ciascun da me si tien tradito;
Ché vennerno con meco a questïone,
Ed io li presi, e posti li ho in pregione.

E benché meco essi abbiano gran torto,
Da loro io non avria perdon giamai;
E come fosser fuora, io serìa morto,
Perché di me son più potenti assai;
Onde per questo io te ragiono scorto,
Che mai qua dentro tu non intrarai,
Se tua persona non promette e giura
Far con sua forza mia vita sicura.

E simil dico de ogni altro barone,
Che voglia teco nella rocca entrare:
Giurarà prima de esser campïone
Per mia persona, e la battaglia fare
Contra a ciascuno, e per ogni cagione
Che alcun dimanda o possa dimandare;
Poi tutti insieme giurareti a tondo
Far mia diffesa contra tutto il mondo. -

Orlando tal promessa ben li niega,
Anci il minaccia con viso turbato;
Ma quella dama, che egli ha in braccio, il prega,
E stretto al collo lo tiene abracciato;
Onde quel cor feroce al fin se piega.
Come volse la dama, ebbe giurato;
E similmente ogni altro cavalliero
Giura quel patto a pieno e tutto intiero.

Sì come dimandar si seppe a bocca,
Fu fatto Trufaldin da lor sicuro.
Lui poi apre la porta e il ponte scocca,
Ed intrò ciascun dentro al forte muro.
Or più vivande non è nella rocca,
Fuor che mezo destrier salato e duro.
Orlando, che di fame venìa meno,
Ne mangiò un quarto, ed anco non è pieno.

Li altri mangiorno il resto tutto quanto,
Sì che bisogna de altro procacciare.
Brandimarte e Adrïan se tran da canto;
Chiarïone ed Oberto de alto affare
Col conte Orlando insieme se dan vanto
Gran vittualia alla rocca portare:
Ad Aquilante e il suo fratel Grifone
Restò la guarda de il forte girone.

Perché alcun cavallier non se fidava
Di Trufaldin, malvaggia creatura,
Però la guardia nova se ordinava
E la diffesa intorno a l'alte mura.
E già l'alba serena se levava,
Poi che passata fo la notte oscura,
Né ancora era chiarito in tutto il giorno,
Che Orlando è armato, e forte sona il corno.

Ode il gran suono la gente nel piano,
Che a tutti quanti morte li minaccia.
Ben se spaventa quel popol villano;
Non rimase ad alcun colore in faccia.
Ciascun piangendo batte mano a mano;
Chi fugge, e chi nasconder se procaccia,
Però che il giorno avanti avian provato
Il furor crudo de Orlando adirato.