Per questo il campo, la parte maggiore,
Per macchie e fossi ascosi se apiatava;
Ma il re Agricane e ciascun gran segnore
Minacciando sua gente radunava.
Non fu sentito mai tanto rumore
Per la gran gente che a furor se armava;
Non ha bastone il re Agrican quel crudo,
Ma le sue schiere fa col brando nudo;

E come vede alcun che non è armato,
O che se alonghi alquanto della schiera,
Subitamente il manda morto al prato.
Guarda de intorno la persona altiera,
E vede il grande esercito adunato,
Che tien da il monte insino alla riviera.
Quattro leghe è quel piano in ogni verso:
Tutto lo copre quel popol diverso.

Gran maraviglia ha il re Agricane il fiero
Che quella gente, grande oltra misura,
Sia spaventata da un sol cavalliero;
Perché ciascun tremava di paura,
Ed esso per se solo in sul destriero
Di contrastare a tutti si assecura;
Quei cavallieri e Orlando paladino
Manco li stima che un sol fanciullino.

E sol se avanta il campo mantenire
A quanti ne uscirà di quella rocca;
Tutti li sfida e mostra molto ardire,
Forte suonando col corno alla bocca.
Ne l'altro canto potereti odire
Come l'un l'altro col brando se tocca,
Che mai più non sentisti un tal ferire:
Poi di Ranaldo tornarovi a dire.

Canto decimosesto

Tutte le cose sotto della luna,
L'alta ricchezza, e' regni della terra,
Son sottoposti a voglia di Fortuna:
Lei la porta apre de improviso e serra,
E quando più par bianca, divien bruna;
Ma più se mostra a caso della guerra
Instabile, voltante e roïnosa,
E più fallace che alcuna altra cosa;

Come se puote in Agrican vedere,
Quale era imperator de Tartaria,
Che avia nel mondo cotanto potere,
E tanti regni al suo stato obedia.
Per una dama al suo talento avere,
Sconfitta e morta fu sua compagnia;
E sette re che aveva al suo comando
Perse in un giorno sol per man di Orlando.

Onde esso al campo, come disperato
Suonando il corno, pugna dimandava,
Ed avea il conte Orlando disfidato,
Con ogni cavallier che il seguitava;
E lui soletto, sì come era, al prato
Tutti quanti aspettarli se vantava.
Ma della rocca già se calla il ponte,
Ed esce fuora armato il franco conte.

Alle sue spalle è Oberto da il Leone,
E Brandimarte, che è fior di prodezza,
Il re Adrïano e il franco Chiarïone:
Ciascun quella gran gente più disprezza.
Angelica se pose ad un balcone,
Perché Orlando vedesse sua bellezza;
E cinque cavallier con l'asta in mano
Già son dal monte giù callati al piano.

Quel re feroce a traverso li guarda:
Quasi contra a sì pochi andar se sdegna;
Par che tutta la faccia a foco li arda,
Tanto ha l'anima altiera de ira pregna.
Voltasi alquanto a sua gente codarda,
In cui bontade né virtù non regna,
Né a lor se digna de piegar la faccia,
Ma con gran voce comanda e minaccia: