- Non fusse alcun de voi, zentaglia ville,
Che si movesse già per darmi aiuto!
Se ben venisser mille volte mille
Quanti n'ha 'l mondo, e quanti n'ha già auto,
Con Ercule e Sanson, Ettor e Achille,
Ciascun fia da me preso ed abattuto;
E come occisi ho quei cinque gagliardi,
Ogni om di voi da me poi ben si guardi.

Ché tutti quanti, gente maledetta,
Prima che il sole a sera gionto sia,
Vi tagliarò col brando in pezzi e in fetta,
E spargerove per la prataria;
Perché in eterno mai non se rasetta
A nascer de voi stirpe in Tartaria
Che faccia tal vergogna al suo paese,
Come voi fate nel campo palese. -

Quel populaccio tremando se crola
Come una legier foglia al fresco vento,
Né se avrebbe sentito una parola,
Tanto ciascuno avea de il re spavento.
Trasse Agricane sua persona sola
Fuor della schiera, e con molto ardimento
Pone alla bocca il corno e suona forte:
Ribomba il suono e carne e sangue e morte.

Orlando, che ben scorge in ogni banda
Del re Agricane il smisurato ardire,
A Iesù Cristo per grazia dimanda
Che lo possa a sua fede convertire.
Fassi la croce e a Dio si racomanda,
E poi che vede il Tartaro venire,
Ver lui se mosse con molto ardimento:
Il corso de il destrier par foco e vento.

Se forse insieme mai scontrâr due troni,
Da levante a ponente, al cel diverso,
Così proprio se urtarno quei baroni;
L'uno e l'altro a le croppe andò riverso.
Poi che ebber fraccassato e lor tronconi
Con tal ruina ed impeto perverso,
Che qualunque era d'intorno a vedere,
Pensò che il cel dovesse giù cadere.

Del suo Dio se ricorda ogni om di loro,
Ciascuno aiuto al gran bisogno chiede.
Fu per cadere a terra Brigliadoro:
A gran fatica il conte il tiene in piede.
Ma il bon Baiardo corre a tal lavoro,
Che la polver de lui sola se vede;
Nel fin del corso se voltò de un salto,
Verso de Orlando, sette piedi ad alto.

Era ancor già rivolto il franco conte
Contra al nemico, con la mente altiera;
La spada ha in mano che fu del re Almonte.
Così tratto Agricane avea Tranchera;
E se trovarno due guerreri a fronte,
E di cotali al mondo pochi ne era;
E ben mostrarno il giorno, alla gran prova,
Che raro in terra un par de lor se trova.

Non è chi de essi pieghi o mai se torza,
Ma colpi adoppia sempre, che non resta;
E come lo arboscel se sfronde e scorza
Per la grandine spessa che il tempesta,
Così quei duo baron con viva forza
L'arme han tagliate, fuor che della testa;
Rotti hanno e scudi e spezzati i lamieri,
Né l'un né l'altro ha in capo più cimieri.

Pensò finir la guerra a un colpo Orlando,
Perché ormai gli incresceva il lungo gioco,
Ed a due man su l'elmo menò il brando;
Quel tornò verso il cel gettando foco.
Il re Agrican fra' denti ragionando,
A lui diceva: "Se me aspetti un poco,
Io ti farò la prova manifesta
Chi de noi porta megliore elmo in testa."

Così dicendo un gran colpo disserra
Ad ambe mano, ed ebbe opinïone
Mandare Orlando in due parte per terra,
Ché fender se 'l credea fin su lo arcione.
Ma il brando a quel duro elmo non s'afferra,
Ché anco egli era opra de incantazïone.
Fiello Albrizac, il falso negromante,
E diello in dono al figlio de Agolante;