Quei re distesi rimasero al campo.
Passa Archiloro e mostra gran prodezza;
Come un drago infiammato adduce vampo,
Ed elmi, scudi, maglie e piastre spezza,
Né a lui si trova alcun riparo o scampo:
Tutta la gente occide con fierezza;
Fugge ciascuno e non lo può soffrire.
Vede Agricane sua gente fuggire,

E volto a Orlando con dolce favella
Disse: - Deh! cavalliero, in cortesia,
Se mai nel mondo amasti damisella,
O se alcuna forse ami tuttavia,
Io te scongiuro per sua faccia bella,
(Così la ponga amore in tua balìa!):
Nostra battaglia lascia nel presente,
Perch'io doni soccorso alla mia gente.

E benché te più oltra non cognosca
Se non per cavallier alto e soprano,
Da or ti dono il gran regno di Mosca,
Sino al mar di Rossia, che è l'Oceano.
Il suo re è nello inferno a l'aria fosca:
Tu ve il mandasti iersira con tua mano;
Radamanto fo quel, di tanta altura,
Che col brando partisti alla cintura.

Liberamente il suo regno ti dono,
Né credo meglio poterlo alogare,
Ché non ha il mondo cavallier sì bono,
Qual di bontate ti possa avanzare:
Ed io prometto e giuro in abandono
Che un'altra volta me voglio provare
Teco nel campo, per far certo e chiaro
Qual cavalliero al mondo non ha paro.

Più che omo me stimava alora quando
Provata non avea la tua possanza;
Né mi credetti aver diffesa al brando,
Né altro contrasto al colpo de mia lanza;
Ed odendo talor parlar de Orlando,
Che sta in Ponente nel regno di Franza,
Ogni sue forze curavo io nïente,
Me sopra ogni altro stimando potente.

Questa battaglia e lo assalto sì fiero
Che è tra noi stato, e l'aspere percosse
Me hanno cangiato alquanto nel pensiero,
E vedo ch'io sono om di carne e d'osse.
Ma domatina sopra de il sentiero
Farem la ultima prova a nostre posse;
E tu in quel ponto o ver la mia persona
Serà del mondo il fiore e la corona.

Ma or ti prego che per questa fiata
Andar me lascia, cavallier, sicuro;
Se alcuna cosa hai mai nel mondo amata,
Per quella sol te prego e te scongiuro.
Vedi mia gente tutta sbaratata
Da quel gigante smisurato e scuro,
E s'io li dono, per tuo merto, aiuto,
Serò in eterno a te sempre tenuto. -

A benché il conte assai fosse adirato
Pel colpo recevuto a gran martìre,
E volentier se avesse vendicato,
Alla dimanda non seppe disdire,
Perché uno omo gentil e inamorato
Non puote a cortesia giamai fallire.
Così lo lasciò Orlando alla bona ora,
Ed aiutarlo se proferse ancora.

Esso, che aiuto non cura nïente,
Come colui che avea molta arroganza,
Volta Baiardo ch'è tanto potente,
Ed a un suo cavallier tolse una lanza.
Quando tornare il vide la sua gente,
Ciascun riprese core e gran baldanza;
Levasi il crido e risuona la riva:
Tutta la gente torna, che fuggiva.

Il re Agricane alla corona d'oro
Ogni sua schiera di novo rasetta;
Lui davanti se pone a tutti loro
Sopra a Baiardo, che sembra saetta,
E forïoso vòlto ad Archiloro;
Fermo il gigante in su duo piè lo aspetta
Col scudo in braccio e col martello in mano,
Carco a cervelle e rosso a sangue umano.