Ché incontinente la porta se serra,
Né mai per quella si può far ritorno,
E cominciar conviensi un'altra guerra,
Perché una porta se apre a mezo giorno;
Ad essa in guardia n'esce della terra
Un bove ardito, ed ha di ferro un corno,
L'altro di foco: e ciascun tanto acuto,
Che non vi giova sbergo, piastre o scuto.

Quando pur fosse questa fiera morta,
Che serìa gran ventura veramente,
Come la prima, è chiusa quella porta,
E l'altra se apre verso lo occidente,
Ed ha diffesa niente a la sua scorta:
Uno asinel, che ha la coda tagliente
Come una spada, e poi l'orecchie piega
Come li piace, e ciascuno omo lega.

E la sua pelle è di piastre coperta,
E sembra d'oro, e non si può tagliare;
Sin che egli è vivo, sta sua porta aperta:
Come egli è morto, mai più non appare.
Ma poi la quarta, come il libro acerta,
Subito s'apre, e là conviensi andare;
Questa risponde proprio a tramontana,
Dove non giova ardire o forza umana.

Ché sopra a quella sta un gigante fiero,
Qual la difende con la spada in mano;
E se egli è occiso de alcun cavalliero,
Della sua morte duo ne nasce al piano.
Duo ne nasce alla morte del primiero,
Ma quattro del secondo a mano a mano,
Otto del terzo, e sedici del quarto
Nascono armati del lor sangue sparto.

E così crescerebbe in infinito
Il numero di lor, senza menzogna;
Sì che lascia, per Dio! questo partito,
Che è pien d'oltraggio, danno e di vergogna.
Il fatto proprio sta come hai sentito,
Sì che farli pensier non ti bisogna.
Molti altri cavallier lì sono andati:
Tutti son morti, e mai non son tornati.

Se pur hai voglia di mostrare ardire,
E di provare un'altra novitate,
Assai fia meglio con meco venire
A fare una opra di molta pietate,
Come altra fiata io t'ebbi ancora a dire;
E tu mi promettesti in veritate
Venir con meco, ed esser mio campione,
Per trare Orlando e li altri di pregione. -

Stette Ranaldo un gran pezzo pensoso,
E nulla alla donzella respondia,
Perché entrare al giardin meraviglioso
Sopra ogni cosa del mondo desia,
E non è fatto il baron paüroso
Del gran periglio che sentito avia;
Ma la difficultà quanto è maggiore,
Più li par grata e più degna d'onore.

Da l'altra parte, la promessa fede
Alla donzella, che la ricordava,
Forte lo strenge; e quella ora non vede
Ch'el trovi Orlando, che cotanto amava.
Oltra di questo, ben certo si crede
Un'altra volta, come desïava,
A quel giardino soletto venire,
Ed entrar dentro, e conquistarlo, e uscire.

Sì che nel fin pur se pose a camino
Con la donzella e con quei cavallieri.
Sempre ne vanno, da sira al matino,
Per piano e monte e per strani sentieri;
E della selva già sono al confino,
Dove suolea vedersi il bel verzieri
Di Dragontina, sopra alla fiumana,
Che ora è disfatto, e tutto è terra piana.

Come io vi dissi, il giardin fu disfatto,
E il bel palagio, e il ponte, e la riviera,
Quando fo Orlando con quelli altri tratto;
Ma Fiordelisa a quel tempo non vi era,
E però non sapea di questo fatto,
E trovar Brandimarte ella se spera,
E con lo aiuto del figliuol de Amone
Trarlo con li altri fuor della pregione.