E cavalcando per la selva scura,
Essendo mezo il giorno già passato,
Viddon venir correndo alla pianura
Sopra un cavallo uno omo tutt'armato,
Che mostrava alla vista gran paura;
Ed era il suo caval molto affannato,
Forte battendo l'uno e l'altro fianco;
Ma l'omo trema, ed è nel viso bianco.
Ciascadun di novelle il dimandava,
Ma lui non respondeva alcuna cosa,
E pure adietro spesso risguardava.
Dopo, alla fine, in voce paürosa,
Perché la lingua col cor li tremava,
Disse: - Male aggia la voglia amorosa
Del re Agricane, ché per quello amore
Cotanta gente è morta a gran dolore!
Io fui, segnor, con molti altri attendato
Intorno ad Albracà con Agricane;
Fo Sacripante de il campo cacciato,
Ed avemmo la terra nelle mane;
Solo il girone ad alto fo servato.
Ed ecco ritornare una dimane
La dama, che la rocca diffendia,
Con nove cavallieri in compagnia:
Tra i quali io vi conobbi il re Ballano
E Brandimarte e Oberto da il Leone;
Ma non cognosco un cavallier soprano,
Che non ha di prodezza parangone.
Tutti soletto ce cacciò del piano;
Occise Radamanto e Saritrone
Con altri cinque re, che in quella guerra
Tutti in duo pezi fece andar per terra.
Io vidi (e ancor mi par ch'io l'aggia in faccia)
Giongere a Pandragone in sul traverso;
Tagliolli il petto e nette ambe le braccia.
Da poi ch'io vidi quel colpo diverso,
Dugento miglia son fuggito in caccia,
E volentier me avria nel mar sumerso,
Perché averlo alle spalle ognior mi pare.
A Dio sïàti; io non voglio aspettare,
Ch'io non mi credo mai esser sicuro,
Sin ch'io non sono a Roccabruna ascoso;
Levarò il ponte, e starò sopra al muro. -
Queste parole disse il paüroso,
E fuggendo nel bosco folto e scuro
Uscì de vista nel camino umbroso.
La damisella e ciascun cavalliero
Rimase del suo dire in gran pensiero.
E l'un con l'altro insieme ragionando
Compreser che e baroni eran campati,
E che quel cavalliero è il conte Orlando,
Che facea colpi sì disterminati;
Ma non sanno stimare o come o quando,
E con qual modo e' siano liberati;
Ma tutti insieme sono de un volere:
Indi partirsi ed andarli a vedere.
Fuor del deserto, per la dritta strada,
Sopra il mar del Bacù van tuttavia.
Essendo gionti al gran fiume di Drada,
Videro un cavallier, che in dosso avia
Tutte arme a ponto, ed al fianco la spada:
Una donzella il suo destrier tenìa;
Però che alor montava in arcïone,
Quella teniva il freno al suo ronzone.
Ai compagni se volse Fiordelisa
Dicendo: - S'io non fallo al mio pensiero,
E se io ramento ben questa divisa,
Quel che vedeti, non è un cavalliero,
Anci una dama, nomata Marfisa,
Che in ogni parte, per ogni sentiero,
Quanto la terra può cercarsi a tondo,
Cosa più fera non si trova al mondo.
Unde a voi tutti so ben racordare
Che non entrati di giostra al periglio:
Spacciànci pur de adrieto ritornare.
Credeti a me, che bene io vi consiglio:
Se non ci ha visto, potremo campare,
Ma se adosso vi pone il fiero artiglio,
Morir conviensi con dolore amaro,
Ché non si trova a sua possa riparo. -