Ride Ranaldo di quelle parole,
E del consiglio la dama ringraccia,
Ma veder quella prova al tutto vôle;
Prende la lancia, il forte scudo imbraccia.
Era salito a mezo il celo il sole,
Quando quei duo fôr gionti a faccia a faccia,
Ciascun tanto animoso e sì potente
Che non stimava l'un l'altro nïente.
Marfisa riguardava il fio de Amone,
Che li sembrava ardito cavalliero;
Già tien per guadagnato il suo ronzone,
Ma sudar prima li farà mestiero.
Fermosse l'uno e l'altro in su lo arcione
Per trovarse assettato al scontro fiero;
E già ciascuno il suo destrier voltava,
Quando un messaggio in su il fiume arivava.
Era quel messagiero vecchio antico,
E seco avea da vinti omini armati.
Gionto a Marfisa, disse: - Il tuo nemico
Ce ha tutti al campo rotti e dissipati.
Morto è Archiloro, e non vi valse un fico
Il suo martello e i colpi smisurati;
E fo Agricane che occise il gigante:
Tutta la gente a lui fugge davante.
Re Galafrone a te se racomanda,
Ed in te sola ha posta sua speranza,
L'ultimo aiuto a te sola dimanda.
Fa che il tuo ardire e la tua gran possanza
In questo giorno per nome si spanda;
E il re Agricane, che ha tanta arroganza
Che crede contrastare a tutto il mondo,
Sia per te preso, o morto, o messo al fondo. -
Disse Marfisa: - Un poco ivi rimane,
Ch'io vengo al campo senza far dimora;
Ora che questi tre mi sono in mane,
Darotegli prigioni in poco de ora;
Poi prenderaggio presto il re Agricane,
Che bene aggia Macone e chi lo adora!
Vivo lo prenderò, non dubitare,
Ed alla rocca lo farò filare. -
E più non disse la persona altiera,
Ma verso il cavallier se ebbe a voltare;
E poi con voce minacciante e fiera
Tutti tre insieme li ebbe a disfidare.
Fo la battaglia sopra alla rivera
Terribile e crudele a riguardare,
Ché ciascun oltra modo era possente,
Come odirete nel canto seguente.
Canto decimottavo
Nel canto qua di sopra aveti odito
Quando Marfisa, quella dama acerba,
Tre cavallier in su il prato fiorito
Avea sfidati con voce superba.
Prasildo era omo presto e molto ardito,
Subitamente se mise per l'erba:
Benché Ranaldo fosse il più onorato,
Lui prima mosse, senza altro combiato.
Quello scontrar che fie' con la donzella
Roppe sua lancia, e lei già non ha mossa;
Ma lui de netto uscì fuor della sella,
E cadde al prato con grave percossa.
Alor parlava quella dama bella:
- Su, presto, a li altri! che partir me possa.
Vedete qua il messaggio che me affretta,
Ché il re Agricane a battaglia me aspetta. -
Iroldo, come vide il compagnone
Al crudo scontro in su la terra andare,
E tra li armati menarlo pregione,
Corse alla giostra senza dimorare;
E così cadde anco esso dello arcione.
Ora nel terzo più serà che fare;
Se vi piace, segnor, state ad odire
La fiera mossa e l'aspero colpire.