Molto era Fiordelisa vergognosa,
Ed esser vista in tal modo gli duole.
Impetra adunque questa grazïosa
Da Brandimarte, con dolce parole,
De gir con esso ad una selva ombrosa,
Dove eran l'erbe fresche e le vïole:
Staran con zoia insieme e con diletto,
Senza aver tema, o di guerra sospetto.

Prese ben presto il cavallier lo invito,
E, forte caminando, fôrno agionti
Dentro a un boschetto, a un bel prato fiorito,
Che d'ogni lato è chiuso da duo monti,
De fior diversi pinto e colorito,
Fresco de ombre vicine e de bei fonti.
Lo ardito cavalliero e la donzella
Presto smontarno in su l'erba novella.

E la donzella con dolce sembiante
Comincia il cavalliero a disarmare.
Lui mille volte la baciò, davante
Che se potesse un pezzo d'arme trare;
Né tratte ancor se gli ebbe tutte quante,
Che quella abraccia, e non puote aspettare;
Ma ancor di maglia e de le gambe armato
Con essa in braccio si colcò su il prato.

Stavan sì stretti quei duo amanti insieme,
Che l'aria non potrebbe tra lor gire;
E l'uno e l'altro sì forte se preme,
Che non vi serìa forza a dipartire.
Come ciascun sospira e ciascun geme
De alta dolcezza, non saprebbi io dire;
Lor lo dican per me, poi che a lor tocca,
Che ciascaduno avea due lingue in bocca.

Parve nïente a lor il primo gioco,
Tanto per la gran fretta era passato;
E, nel secondo assalto, intrarno al loco
Che al primo ascontro apena fu toccato.
Sospirando de amore, a poco a poco
Se fu ciascun di loro abandonato,
Con la faccia suave insieme stretta,
Tanto il fiato de l'un l'altro diletta.

Sei volte ritornarno a quel danzare,
Prima che il lor desir ben fosse spento;
Poi cominciarno dolce ragionare
De' loro affanni e passato tormento;
Il fresco loco gli invita a posare,
Perché in quel prato sospirava un vento,
Che sibillava tra le verde fronde
Del bel boschetto che li amanti asconde,

E un ruscelletto di fontana viva
Mormorando passava per quel prato.
Brandimarte, che stava in quella riva,
Per molto affanno in quel giorno durato,
Nel bel pensar de amor qui se adormiva;
E Fiordelisa che gli era da lato,
Che di guardarlo uno attimo non perde,
Se dormentò con lui su l'erba verde.

Sopra de l'un de' monti ch'io contai
Che al verde praticello eran d'intorno,
Stava un palmier, che Dio gli doni guai!
Che dette a Brandimarte un grave scorno.
Ma questo canto è stato lungo assai,
Ed io vi contarò questo altro giorno,
Se tornati ad odir, la bella istoria:
Tutti vi guardi il re de l'alta gloria.

Canto ventesimo

Credo, segnor, che ben vi racordati
Che a l'altro canto io dissi del diletto
Ch'ebbero insieme quegli inamorati,
E come al prato, senza altro sospetto,
Presso alla fonte giacquero abracciati.
Stava a lor sopra un vecchio maledetto,
Ad una tana nel monte nascoso,
Che scopria tutto quel boschetto ombroso.