Crida Marfusto: - Se proprio Macone
Te con quello altro volesse campare,
Non vi varrebbe il suo aiuto un bottone;
Quel de mia mano voglio scorticare,
E te squartarò a guisa de castrone.
Rendi la spada senza dimorare,
Perché se te diffendi, io te avrò preso,
E vivo arrostirotti al foco acceso. -
Brandimarte non fece altra risposta
Alle parole del gigante arguto,
Ma con molto ardimento a lui se accosta
Col brando in mano, e coperto del scuto.
Marfusto un colpo solamente aposta,
E gionsel proprio dove avria voluto;
Col bastone a due man il colse in testa,
E spezzò il scudo e l'elmo con tempesta.
Esso tremando alla terra cascava,
Usciva il sangue fuor de l'elmo aperto.
Piangeva il conte forte, ché pensava
Che Brandimarte sia morto di certo.
A quel gigante crudo minacciava:
- Ladron, - diceva - io ti darò, per merto
De l'onta che m'hai fatto in questo loco,
Morte nel mondo e nello inferno il foco. -
Così cridando salta alla pianura,
Tra' Durindana e il forte scudo imbraccia.
Quando il gigante vide sua figura,
Che parea vampa viva ne la faccia,
Prese a mirarlo con tanta paura,
Che le spalle voltò fuggendo in caccia;
Ma in poco spazio lo ebbe giunto Orlando:
Ambe le coscie li tagliò col brando.
Poi morite il gigante in poco d'ora,
Il sangue e il spirto a un tratto li è mancato.
Lasciamo lui, che in sul prato adolora:
Diciam del conte, che avia ritrovato
Che il franco Brandimarte è vivo ancora.
Molto fu lieto ed ebbel rilevato;
Dando acqua fresca al viso sbigotito,
Torna il colore e il spirto che è fuggito.
Poi vi dirò come quella donzella
Medicò Brandimarte, e con qual guisa;
Come lui di dolor la morte appella,
Credendo aver perduta Fiordelisa:
Ma nel presente io torno alla novella
Che davanti lasciai, quando Marfisa
Col pro' Ranaldo insieme e con sua schiera
Mena fraccasso per quella rivera.
Correva grossa e tutta sanguinosa
La rivera de Drada per quel giorno,
E piena è della gente dolorosa,
Cavalli e cavallier, con tanto scorno,
Che fuggian da Marfisa furïosa.
Lei con la spada fulminava intorno;
Come il foco la stoppia secca spazza,
Così col brando se fa far lei piazza.
Da l'altra parte il franco fio de Amone
Avea smariti sì quei sciagurati,
Che, come storni a vista de falcone,
Fuggiano, or stretti insieme, or sbaragliati.
Davanti a tutti fuggia Galafrone
E il re Adrïano; e tra li spaventati
Antifor ed Oberto se ne vano;
A spron battuti fugge il re Ballano.
Io non vi sapria dir per qual sciagura
Perdesse ogni omo quel giorno lo ardire;
Ché Astolfo, che non suole aver paura,
Fu a questo tratto de' primi a fuggire.
Chiarïon scapinava oltra misura,
E molti altri baron che non so dire;
Ciascuno a tutta briglia il destrier tocca,
Sin che son gionti al ponte della rocca.
Intrò ciascun barone e gran signore,
Levando il ponte con molto sconforto;
Ma chi non ebbe destrier corridore,
Fu sopra al fosso da Marfisa morto;
La quale era montata in gran furore,
Perché essa aveva chiaramente scorto
Che il falso Galafrone era campato
Dentro alla rocca, e il ponte era levato.