Ma la promessa fede e il giuramento
Li fece uscire armati de le porte;
E benché avessen tutti alto ardimento,
E non stimassen, per onor, la morte,
Andarno alla battaglia con spavento;
E non vi fu baron cotanto forte
Che, vedendo Ranaldo a sé davante,
Non se stordisse insin sotto le piante.

Sei cavallieri uscîr di quel girone,
E calarno de il sasso alla pianura:
Primo Aquilante e il suo fratel Grifone,
Che hanno e destrier fatati e l'armatura,
Oberto e il re Adrïano e Chiarïone;
In mezo è Trufaldin con gran paura.
Come nel campo fôr gionti di saldo,
Grifon cognobbe in vista il bon Ranaldo.

Verso Aquilante disse: - Odi, germano:
Se io vedo drittamente, ora mi pare
Che questo sia il segnor di Montealbano;
E ben serebbe de girlo a trovare,
E con carezze e con parlare umano
Veder se pace se puote trattare;
Però che, a dirti il vero, io me sconforto
Per la battaglia che prendiamo a torto. -

Disse Aquilante: - A me pare ancora esso,
E più proprio me par quanto più guardo;
Ma non ardisco a dirlo per espresso,
Ché non ha sotto il suo destrier Baiardo.
Or cavalchiam pur, ché gionti da presso
Ben lo cognosceremo senza tardo:
E parla poi con lui, come te piace,
De accordo o di battaglia, o guerra o pace. -

Così van verso lui, sempre parlando,
E già l'un l'altro se recognoscia;
Unde andarno da parte, e ragionando
La sua sorte avenire, ogni om dicia
Perché qua fosse gionto, e come, e quando;
Ma ciascadun de' tre gran pena avia,
Poi che trovar non san ragion che vaglia,
Che tra lor cessi la mortal battaglia.

Di Chiaramonte sono e di Mongrana,
Gentile ischiatte e de un sangue discese;
Or per altrui e per cagione istrana
Vengono insieme alle mortale offese.
Dicea il franco Grifon con voce umana
Verso Ranaldo: - Deh baron cortese!
Mal aggia la fortuna e trista sorte
Che per altrui te adduce a prender morte.

Perché sette baroni hanno giurato
Diffender Trufaldin da tutto il mondo,
Ciascuno d'alto pregio e nominato.
Caro fratello, io non te me nascondo:
Morto ti veggio e disteso nel prato,
Ché dopo il primo venirà il secondo,
E il terzo e il quarto senza dimorare:
Contra de tanti non puotrai durare. -

Disse Ranaldo: - A fede di leanza,
Aver guerra con voi molto me pesa;
E ciò non dico già per dubitanza,
Ché tutti andreti in terra alla distesa;
Ed è la vostra sì grande arroganza,
Poi contra a tutto il mondo aveti impresa,
Che non doveti già meravigliare
Se io solo a sette voglio contrastare.

Ma noi facciamo ormai troppo parole,
Ed io non voglio star tutto oggi armato;
Qualunche Trufaldin diffender vôle,
Prenda del campo, ché io l'ho desfidato.
Certo non passarà quel monte il sole,
Che ad uno ad un vi stenderò sul prato,
E mostrarovi chiaro il parangone
Che ve moveti contra alla ragione. -

Poi che ebbe così detto, il cavalliero
Più non aspetta e volta Rabicano:
E dilungato con sembiante altiero
Fermossi al campo con la lancia in mano.
Or vedon li altri al tutto esser mestiero
De insanguinar le spade in su quel piano,
Perché Ranaldo ha qui fermato il chiodo;
Alla battaglia dànno ordine e modo.