Questo serà che non me dia marito
Che prima meco al corso non contenda;
E sia per legge fermo e stabilito
Che il vincitor per sua moglie mi prenda;
Ma fa che 'l vinto sappia che il partito
Sia di lasciar la vita per amenda,
E sia palese per tutte le bande:
Chi non è corridor, non me domande."

Questa richiesta fu crudele e dura,
Ma non la seppe il mio patre negare,
E fecela per voce e per scrittura
Quasi per l'universo divulgare.
Ora me tenni lieta e ben secura
Poter marito a mia voglia pigliare,
Perché io son tanto nel corso legiera,
Che apena è più veloce alcuna fiera.

E mi ricordo che nel prato piano
Che è presso alla città di Damosire,
Presi una cerva, correndo, con mano,
Ed altre cose assai che non vo' dire.
Or, come io dissi, Ordauro, quel soprano,
Con Folderico insieme ebbe a venire.
L'uno è canuto e di molti anni pieno,
L'altro nel viso angelico e sereno.

Pensa tu, cavalliero, a qual s'accosta
Lo amoroso voler de una fanciulla.
Io tutta al giovanetto ero disposta,
E di quel vecchio mi curavo nulla.
Più non se dette al fatto indugia o sosta;
Venne il vecchiardo sopra ad una mulla,
E de alto carco se mostrava stanco;
Una gran tasca avea dal lato manco.

Il giovanetto viene con gran festa
Sopra un corsier, che de oro era guarnito;
Salta su il campo ed al corso s'apresta.
Ciascun mostrava Folderico al dito,
Dicendo: "Il saggio perderà la testa,
Ché qua non gioverà esser scaltrito;
Di tanta astuzia al mondo era tenuto,
Or per amore egli ha il senno perduto."

Fuor della terra smontamo ad un prato
Per far di nostro corso ultima prova:
Folderico la tasca avea da lato.
E prima che dal segno alcun se mova,
Fu il patto nostro ancora ricontato,
E la condizïon qui se rinova;
La turba sta d'intorno alla vedetta,
E sol la mossa al terzo suono aspetta.

Ciascun di noi dal segno fo partito.
Folderico davanti via passava:
Io il comportai, per averlo schernito.
Come lui vide che a passarlo andava,
Un pomo d'oro lucido e polito
Fuor della tasca subito cavava;
Io, che invaghita fui di quel lavoro,
Lasciai la corsa e venni al pomo d'oro.

Ché quel metallo in vista è sì iocondo,
Che la più parte del mondo disvia;
Ed era sì volubile e ritondo,
Che de pigliarlo gran fatica avia.
Io presi il primo, e lui gettò il secondo,
Fuggendomi davanti tuttavia,
Dove ebbi assai fatica, e ad un ponto
Questo pigliai ed ebbilo ancor gionto.

Io l'ebbi gionto, ed eravamo al fine
Della affannata corsa e faticosa;
E già le tende bianche eran vicine,
Dove, compìto il corso, se riposa.
Fra me dicea: "Convien che io me destine
A dietro non tornar per altra cosa;
Non tornaria per tutto il mondo un dito,
Ché un vecchio non voglio io per mio marito.

Passar me lassaraggio al giovanetto,
E lui davante vo' lasciare andare;
E questo brutto vecchio e maledetto,
Che è sì canuto e vôlsi maritare,
La forma lasciarà del bacinetto;
E già questa ora mille anni a me pare
Che Ordauro meco nel corso contenda,
Ed io lo baci e per vinta mi renda."