Così parlava meco nel mio core,
Alegra, già vicina alla speranza,
Quando il vecchio malvaggio e traditore
Il terzo pomo della tasca lanza;
E tanto me abagliò col suo splendore,
Che, benché tempo al corso non me avanza,
Pur venni adietro e quel pomo pigliai,
Né Folderico più gionsi giamai.

Lui forte ansando alle tende arivava;
E soi gli sono intorno con letizia.
Tutta la gente di fuora cridava:
"Adoprata ha il volpone alta malizia."
Or tu pôi mo pensar se io biastemava,
Ch'io piansi il sangue vivo per gran stizia;
E nel mio cor dicea: "Se egli è volpone,
Farollo essere un becco, per Macone.

Ché mai non intrò a giostra cavalliero,
Né a torniamento per farsi vedere,
Che avesse in capo tanto alto il cimiero,
Come io farò di corne al mio potere.
Ponga a guardarme tutto il suo pensiero,
Che non gli giovarà lo antivedere;
E s'egli avesse uno occhio in ciascun dito,
Ad ogni modo rimarrà schernito."

Feci il pensiero e missilo ad effetto.
Ma voi aveti forse altro che fare,
Perché io vedo entrambi nello aspetto
Esser sospesi e de intorno guardare;
Sì che io verrò con voi, e con diletto
La mia novella voglio seguitare,
Qual or vi piace. Prendite la via,
Ch'io serò presta a farvi compagnia. -

Rispose Brandimarte: - Il danno mio
M'ha tratto della mente al tutto fuore,
E de mia dama tanto mi sa rio,
Come perduto avessi proprio il core;
Sì che a cercarla è tutto il mio desio,
E sento per la indugia tal dolore
E tanta pena e tanta angoscia e guai,
Ch'io non ho inteso ciò che detto m'hai. -

E così tutti tre fôrno accordati
Di cercar Fiordelisa in quel deserto,
E non posar giamai son destinati,
Sin che di lei non sanno al tutto il certo;
E cavalcando se fôrno invïati
Nel bosco ombroso e di rame coperto.
Ma il lor camino e i fatti e il ragionare
Dirovi a ponto in questo altro cantare.

Canto ventesimosecondo

Erano entrati alla gran selva folta
Quei tre, come di sopra io vi contai:
Ciascun, dintorno remirando, ascolta
Se Fiordelisa sentisse giamai,
Che fo dal rio palmier dormendo tolta;
E di lei ragionando io ve lasciai,
Che essendo in braccio a quel palmier villano
Cridava aiuto adimandando in vano.

Brandimarte il suo drudo allor non vi era,
Che gli potesse soccorso donare;
Anci era travagliato in tal maniera,
Che per se stesso avea troppo che fare;
Perché in quel tempo alla battaglia fera
Con quei giganti prese a contrastare,
Con Ranchera e Marfusto ed Oridante,
Come io ve dissi nel cantar davante.

Senza soccorso, adunque, la meschina
Empìa de pianti la selva dintorno,
Né mai de aiuto chieder se rafina,
Battendosi con mano il viso adorno.
Via la portava il vecchio a gran ruina
Sempre temendo averne onta e gran scorno,
Né mai sua mente al tutto ebbe sicura
Sin che fu gionto ad una tomba scura.