Così rimase vincitore al campo
Il forte Ogieri, e la renga difende.
Re Balugante par che meni vampo,
Sì la caduta del figliol lo offende.
Anco egli ariva pur a quello inciampo,
Perché il Danese per terra il distende.
Ora si move il giovine Isolieri:
Bene è possente e destro cavallieri.

Era costui di Feragù germano;
Tre lune d'oro avea nel verde scudo.
Mosse 'l destriero, e la lancia avea in mano:
Nel corso l'arestò quel baron drudo.
Il pro' Danese lo mandò su 'l piano
De un colpo tanto dispietato e crudo,
Che non se avede se gli è morto o vivo,
E ben sette ore stie' del spirto privo.

Gualtiero da Monleon dopo colui
Fu dal Danese per terra gettato.
Un drago era la insegna di costui,
Tutto vermiglio nel campo dorato.
- Deh non facciamo la guerra tra nui, -
Diceva Ogieri - o popol battizato!
Ch'io vedo caleffarci a' Saracini,
Perché facciamo l'un l'altro tapini. -

Spinella da Altamonte fu un pagano,
Ch'era venuto a provar sua persona
A questa corte del re Carlo Mano:
Nel scudo azuro ha d'oro una corona.
Questo fu messo dal Danese al piano.
Or Matalista al tutto se abandona:
Fratello è questo a Fiordespina bella,
Ardito, forte e destro su la sella.

Costui portava il scudo divisato
Di bruno e d'oro, e un drago per cimiero;
E cadde sopra al campo riversato.
A vota sella ne andò il suo destriero.
Mosse Grandonio, il cane arabïato:
Aiuti Ogieri Iddio, ché gli è mistiero!
Ché in tutto il mondo, per ogni confino,
Non è di lui più forte Saracino.

Avea quel re statura de gigante,
E venne armato sopra a un gran ronzone;
Il scudo negro portava davante,
E d'ôr scolpito ha quel dentro un Macone.
Non vi fu Cristïan tanto arrogante
Che non temesse di quel can felone:
Gan da Pontier, come lo vide in faza,
Nascosamente uscì fuor della piaza.

Il simil fe' Macario de Lusana,
E Pinabello e il conte de Altafoglia,
Né già Falcon da gli altri se alontana:
Parli mille anni che de qui se toglia.
Sol della gesta perfida e villana
Grifon rimase fermo in su la soglia,
O virtute o vergogna che il rimorse,
O che al partir degli altri non se accorse.

Ora torniamo a quel pagano orribile,
Che per il campo tal tempesta mena.
La sua possanza par cosa incredibile;
Porta per lancia un gran fusto de antena.
Né di lui manco è il suo corsier terribile,
Che nella piazza profonda l'arena,
Rompe le pietre, fa tremar la terra,
Quando nel corso tutto se disserra.

Con questa furia andò verso il Danese,
E proprio a mezo il scudo l'ha colpito:
Tutto lo spezza, e per terra il distese
Col suo destriero insieme e sbalordito.
Il duca Naimo sotto il braccio il prese,
E con lui fuor del campo si ne è gito;
E fêgli medicare e braccio e petto,
Che più che un mese poi stette nel letto.

Grande fu il crido per tutta la piaza,
E più de gli altri i Saracin se odirno.
Grandonio al rengo superbo minaza,
Ma non per questo gli altri isbigotirno.
Turpin di Rana adosso a lui si caza,
E nel mezo del corso se colpirno;
Ma il prete uscì de arcion con tal martìre,
Che ben fu presso al ponto del morire.