Là mi stavo io, de ogni diletto priva,
E campi e la marina a riguardare,
Perché la torre è posta in su la riva
D'una spiaggia deserta, a lato al mare:
Non vi puotria salir persona viva
Che non avesse l'ale da volare,
E sol da un lato a quel castello altiero
Salir se puote per stretto sentiero.
Ha sette cinte e sempre nova intrata
Per sette torrïoni e sette porte,
Ciascuna piccoletta e ben ferrata.
Dentro a questo giron cotanto forte
Fo' io piacevolmente impregionata,
Sempre chiamando, e notte e giorno, morte;
Né altro speravo che desse mai fine
Al mio dolore e a mie pene meschine.
Di zoie e de oro e de ogni altro diletto
Ero io fornita troppo a dismisura,
Fuor de il piacer che si prende nel letto,
Del quale avea più brama e maggior cura;
E il vecchio, che avea ben de ciò sospetto,
Sempre tenea le chiave alla cintura,
Ed era sì zeloso divenuto,
Che avendol visto non serìa creduto.
Perciò che sempre che alla torre entrava,
Le pulice scotea del vestimento,
E tutte fuor de l'uscio le cacciava;
Né stava per quel dì più mai contento,
Se una mosca con meco ritrovava;
Anzi diceva con molto tormento:
È femina, over maschio questa mosca?
Non la tenire, o fa ch'io la cognosca.
Mentre ch'io stavo da tanto sospetto
Sempre guardata e non sperando aiuto,
Ordauro, quel legiadro giovanetto,
Più volte a quella rocca era venuto,
E fatto ogni arte e prova; ed in effetto
Altro mai che il castel non ha veduto;
Ma Amor, che mai non è senza speranza,
Con novo antiveder li die' baldanza.
Egli era ricco di molto tesoro,
Ché senza quel non val senno un lupino;
Onde con molto argento e con molto oro
Fe' comprare un palagio in quel confino
Dove me tenìa chiusa il barbasoro,
E manco de due miglia era vicino.
Non dimandati mo se al mio marito
Crebbe sospetto, e se fu sbigotito.
Esso temea del vento che soffiava,
E del sol che lucea da quella parte,
Dove Ordauro al presente dimorava;
E con gran cura, diligenzia ed arte
Ogni picciol pertugio vi serrava,
Né mai d'intorno dal giron se parte;
E se un occello o nebbia nel ciel vede,
Che quel sia Ordauro fermamente crede.
Ogni volta salia con molto affanno
Sopra alla torre, e trovandomi sola
Diceva: "Io temo che me facci inganno,
Ché non so che qua su de intorno vola.
Io ben comprendo la vergogna e il danno,
E non ardisco a dirne una parola:
Ché oggi ciascun che ha riguardo al suo fatto,
Nome ha zeloso, ed è stimato un matto."
Così diceva; e poi che era partito,
Rodendo andava intorno a quel rivaggio;
E per spiare ancor tal volta è gito
Dove abitava Ordauro al bel palaggio;
E a lui diceva: "Quel riman schernito,
Che più stima sapere ed esser saggio.
Se una vien còlta, non te ne fidare,
Ché l'ultima per tutte può pagare."
Queste parole e molte altre dicia
Sempre fra denti, con voce orgogliosa.
Ordauro al suo parlar non attendia,
Ma con mente scaltrita ed amorosa
Sotto la terra avea fatto una via,
A ciascuno altro incognita e nascosa.
Per una tomba chiusa intorno e scura
Gionse una notte dentro ad Altamura.