E benché egli arivasse d'improviso,
Ch'io non stimavo quella cosa mai,
Io il ricevetti ben con meglior viso
Ch'io non facevo Folderico assai.
Ancora esser mi par nel paradiso,
Quando ramento come io lo baciai,
E come lui baciomme nella bocca;
Quella dolcezza ancor nel cor mi tocca.
Questo ti giuro e dico per certanza,
Ch'io ero ancora vergine e polzella;
Ché Folderico non avea possanza,
Ed essendo io fanciulla e tenerella,
Me avea gabata con menzogna e zanza,
Dandomi intender con festa novella,
Che sol baciando e sol toccando il petto
De amor si dava l'ultimo diletto.
Alora il suo parlar vidi esser vano,
Con quel piacer che ancor nel cor mi serbo.
Noi cominciammo il gioco a mano a mano;
Ordauro era frezzoso e di gran nerbo,
Sì che al principio pur mi parve strano,
Come io avessi morduto un pomo acerbo;
Ma nella fin tal dolce ebbi a sentire,
Ch'io me disfeci e credetti morire.
Io credetti morir per gran dolcezza,
Né altra cosa da poi stimai nel mondo.
Altri acquisti possanza o ver ricchezza,
Altri esser nominato per il mondo.
Ciascun che è saggio, il suo piacere aprezza
E il viver dilettoso e star iocondo;
Chi vôle onore o robba con affanno,
Me non ascolti, ed abbiasene il danno.
Più fiate poi tornammo a questo gioco,
E ciascun giorno più crescia il diletto;
Ma pur il star rinchiusa in questo loco
Mi dava estrema noia e gran dispetto;
E il tempo del piacer sempre era poco,
Però che quel zeloso maladetto
Me ritornava sì ratto a vedere,
Che spesso me sturbò di gran piacere.
Unde facemmo l'ultimo pensiero
Ad ogni modo de quindi fuggire;
Ma ciò non puotea farsi de legiero,
Ché avea quel vecchio sì spesso a salire
Là dove io stava nel castello altiero,
Che non ci dava tempo di partire.
Al fin consiglio ce donò lo amore,
Che dona ingegno e sotigliezza al core.
Ordauro Folderico ebbe invitato
Al suo palagio assai piacevolmente,
Mostrandoli che se era maritato,
Per trarli ogni sospeto della mente.
Lui, da poi che ebbe il castel ben serrato,
Ch'io non potessi uscirne per niente,
Né sapendo di che, pur sbigotito,
Ne andò dove era fatto il gran convito.
Io già prima de lui ne era venuta
Per quella tomba sotterra nascosa,
E d'altri panni ornata e proveduta
Sì come io fossi la novella sposa;
Ma come il vecchio m'ebbe qui veduta,
Morir credette in pena dolorosa;
E vòlto a Ordauro disse: "Ahimè tapino!
Ché ben ciò mi stimai, per Dio divino!
Io non occisi già il tuo patre antico,
Né abruciai la tua terra con roina,
Che esser dovessi a me crudel nemico
E far la vita mia tanto meschina.
Ahi tristo e sventurato Folderico,
Che sei gabato al fin da una fantina!
Ora a mio costo vadase a impiccare
Vecchio che ha moglie, e credela guardare."
Mentre che lui dicea queste parole
De ira e de sdegno tutto quanto acceso,
Ordauro assai de ciò con lui se dole,
Mostrando in vista non averlo inteso;
E giura per la luna e per il sole,
Che egli è contra ragion da lui ripreso;
E che per il passato e tutta via
Gli ha fatto e falli onore e cortesia.