Cridava il vecchio ognior più disperato:
"Questa è la cortesia! questo è l'onore!
Tu m'hai mia moglie, mio tesor robbato,
E poi, per darmi tormento maggiore,
M'hai ad inganno in tua casa menato,
Ladro, ribaldo, falso, traditore,
Perch'io veda il mio danno a compimento
E la mia onta, e mora di tormento."

Ordauro se mostrava stupefatto,
Dicendo: "O Dio, che reggi il cel sereno,
Come hai costui de l'intelletto tratto,
Che fu de tal prudenza e senno pieno?
Or de ogni sentimento è sì disfatto,
Come occhi non avesse, più né meno.
Odi (diceva), Folderico, e vedi:
Questa è mia moglie, e che sia tua credi.

Essa è figliola del re Manodante,
Che signoreggia le Isole Lontane;
Forse che in vista te inganna il sembiante,
Perché aggio inteso che fôr due germane
Tanto di faccia e membre simigliante,
Che, veggendole 'l patre la dimane
E la sua matre, che fatte le avia,
L'una da l'altra non ricognoscia.

Sì che ben guarda e iudica con teco,
Prima che a torto cotanto ti doglie,
Perché contra al dover turbato èi meco."
Diceva il vecchio: "Non mi vender foglie,
Ch'io vedo pur di certo, e non son ceco,
Che questa è veramente la mia moglie:
Ma pur, per non parer paccio ostinato,
Vado alla torre, e mo serò tornato.

E se non la riveggio in quel girone,
Non te stimar di aver meco mai pace:
In ogni terra, in ogni regïone
Te perseguitarò, per Dio verace;
Ma se io la ritrovo, per Macone
De averti detto oltraggio mi dispiace;
Ma fa che questa quindi non si mova
Insin ch'io torni e vedane la prova."

Così dicendo, con molta tempesta,
Trottando forte, alla torre tornava;
Ma io, che era de lui assai più presta,
Già dentro dalla rocca lo aspettava;
E sopra il braccio tenendo la testa,
Malanconosa in vista me mostrava.
Come fu dentro ed ebbemi veduta,
Meravigliosse e disse: "Iddio me aiuta!

Chi avria creduto mai tal meraviglia,
Né che tanto potesse la natura,
Che una germana sì l'altra somiglia
De viso, de fazione e di statura?
Pur nel cor gran sospetto ancor mi piglia,
Ed ho, senza cagione, alta paura,
Però che io credo, e certo giurarei,
Che quella che è là giù, fosse costei."

Poi verso me diceva: "Io te scongiuro,
Se mai speri aver ben che te conforte:
Fosti oggi ancor di for da questo muro?
Chi te condusse, e chi aperse le porte?
Dimmi la verità, ch'io te assicuro
Che danno non avrai, pena, né morte;
Ma stu mentisci, ed io lo sappia mai,
Da me non aspettare altro che guai."

Ora non dimandar come io giurava
Il celo e' soi pianeti tutti quanti:
Quel che si fa per ben, Dio non aggrava,
Anci ride il spergiuro degli amanti.
Così te dico ch'io non dubitava
Giurare e l'Alcorano e' libri santi,
Che dapoi ch'era intrata in quel girone
Non era uscita per nulla stagione.

Lui, che più non sapea quel che se dire,
Torna di fora, e le porte serrava.
Io d'altra parte non stavo a dormire,
Ma per la tomba ascosa me ne andava,
E a nova guisa m'ebbi a rivestire.
Quando esso gionse, e quivi mi trovava:
"Il cel - diceva - e Dio non faria mai
Che questa è quella che là su lasciai."