Se io ero in quel ponto dolorosa,
Tu lo puoi, cavallier, fra te pensare.
Per una strata de bronchi spinosa,
Dove altri non suolea mai caminare,
Me conducea quel vecchio alla nascosa,
E cento macchie ce fe' traversare,
Perché de Ordauro avea molta paura;
Or noi giongemo ad una valle oscura.

Stata ero io presa duo giorni davanti,
Quando giongemmo a l'ombroso vallone;
Io non avea giamai lasciato e pianti,
Benché me confortasse quel vechione.
Eccote uscir del bosco tre giganti,
Ciascuno armato e con grosso bastone;
Un d'essi venne avanti e cridò forte:
"Getti giù l'arme chi non vôl la morte." -

Stava la dama in questo ragionare
Col conte Orlando, ed ancora seguia,
Però che li voleva racontare,
Come e giganti l'ebbero in balìa,
E come il vecchio la volse aiutare;
E lui fu morto e la sua compagnia,
E sua ventura poi de parte in parte,
Sin che soccorsa fu da Brandimarte;

Ma nova cosa che ebbe ad apparire,
Qual sturbò il ragionar della donzella;
Ché un cervo al verde prato vedean gire
Pascendo intorno per l'erba novella.
Come era vago non potrebbi io dire,
Ché fiera non fu mai cotanto bella;
Quel cervo è della Fata del Tesoro,
Ambe le corne ha grande e de fino oro.

Lui come neve è bianco tutto quanto,
Sei volte il giorno di corno se muta;
Ma de pigliarlo alcun non se dà vanto,
Se forse quella fata non lo aiuta;
Ed essa è bella ed è ricca cotanto,
Che omo non ama e ciascadun riffiuta;
Ché beltate e ricchezza a ogni maniera
Per sé ciascuna fa la donna altiera.

Or questo cervo pascendo ne andava,
Quando fo visto dai duo cavallieri
E dalla dama, che ancor ragionava.
Brandimarte a pigliarlo ebbe in pensieri,
Ma non già il conte, perché egli estimava
Quelle ricchezze per cose legieri;
E però apena li fece riguardo,
Abenché avesse il bon destrier Baiardo.

Ma sopra a Brigliadoro è Brandimarte,
Qual, come il cervo vide, in su quel ponto
Dal conte Orlando subito se parte,
Ché de acquistarlo avea l'animo pronto;
Ma quello era fatato con tal arte,
Che non l'arìa volando alcuno agionto
Però il seguiva Brandimarte in vano
Quel giorno tutto quanto per il piano.

Poiché venuta fu la notte oscura,
Lui perse il cervo per le fronde ombrose,
E veggendosi al fin de sua ventura,
Poscia che 'l giorno la luce nascose,
Vestito sì come era de armatura
Nel verde prato a riposar se pose;
E poi nel tempo fresco, al matutino,
Monta il destriero e torna al suo camino.

Quel che poi fece con l'omo selvaggio
Che la sua Fiordelisa avea legata,
Nel canto che vien drieto conteraggio,
E dirò la battaglia cominciata
Tra Ranaldo e Grifon senza vantaggio.
Per Dio, tornate a me, bella brigata,
Ché volentieri ad ascoltar vi aspetto,
Per darvi al mio cantar zoia e diletto.

Canto ventesimoterzo