Seguendo, bei segnori, il nostro dire,
Brandimarte dal conte era partito,
E perse il cervo e posese a dormire;
Ma poi, al novo giorno resentito,
Al suo compagno volea rivenire;
E già sopra il destrier sendo salito,
Ascoltando li parve voce umana
Che si dolesse, e non molto lontana.

E poi che un pezzo per odir fu stato,
Verso quel loco se pose ad andare;
E come aveva alquanto cavalcato,
Stavasi fermo e quieto ad ascoltare;
E così andando gionse ad un bel prato,
E colei vide, che odìa lamentare,
Legata ad una quercia per le braccia;
Come la vide, la cognobbe in faccia.

Perché quella era la sua Fiordelisa,
Tutto il suo bene e vita del suo core;
Sì che pensati voi or con qual guisa
Se cangiò Brandimarte de colore.
Era l'anima sua tutta divisa:
Parte allegrezza e parte era dolore,
Ché d'averla trovata era zoioso,
Ma del suo mal turbato e doloroso.

Più non indugia, che salta nel piano,
E lega Brigliadoro ad una rama;
Va con gran fretta il cavallier soprano
Per discioglier colei che cotanto ama;
Ma quello omo bestiale ed inumano
Ch'era nascoso in guardia de la dama,
Come lo vide, uscì de quel macchione,
E imbraccia il scudo ed impugna il bastone.

Era quel scudo tutto de una scorza
Ben atto a sostenire ogni percossa,
Né dubbio è che se piega o che se torza,
Perché de un gran palmo egli era grossa.
Omo non ave mai cotanta forza,
Cavalliero, o gigante di gran possa,
Quanto ha quello omo rigido e selvaggio:
Ma non cognosce a zuffa alcun vantaggio.

Abita in bosco sempre, alla verdura,
Vive de frutti e beve al fiume pieno;
E dicesi ch'egli ha cotal natura,
Che sempre piange, quando è il cel sereno,
Perché egli ha del mal tempo alor paura,
E che 'l caldo del sol li venga meno;
Ma quando pioggia e vento il cel saetta,
Alor sta lieto, ché 'l bon tempo aspetta.

Vene questo omo adosso a Brandimarte,
Col scudo in braccio e la maza impugnata;
Non ha di guerra lui senno né arte,
Ma legerezza e forza smisurata.
Non era il baron vòlto in quella parte,
Ma là dove la dama era legata;
E se lei forse non se ne avedia,
Quello improviso adosso li giongia.

De ciò non se era Brandimarte accorto,
Ma quella dama, che 'l vide venire,
Cridò: - Guârti, baron, che tu sei morto! -
Non se ebbe il cavalliero a sbigotire;
E più d'esso la dama ebbe sconforto
Che di se stessa, né del suo morire,
Perché con tutto il cor tanto lo amava
Che, sé scordando, sol di lui pensava.

Presto voltosse il barone animoso
E se ricolse ad ottimo governo;
E quando vide quel brutto peloso,
Beffandolo fra sé, ne fie' gran scherno;
E stette assai sospeso e dubbïoso
Se questo era omo o spirto dello inferno;
Ma sia quel che esser voglia, e' non ne cura,
E vallo a ritrovar senza paura.

A prima gionta il salvatico fiero
Menò sua mazza, che cotanto pesa,
E gionse sopra il scudo al cavalliero,
Che ben stava coperto in sua diffesa;
E come quel che è scorto a tal mestiero,
Taglia quella col brando alla distesa.
Come lui vide rotta la sua mazza,
Saltagli adosso e per forza l'abbrazza.