E lo tenìa sì stretto e sì serrato,
Che non puoteva se stesso aiutare.
Più volte il cavallier se fo provato
Con ogni forza de sua man campare;
Ma quanto un fanciulletto adesso nato
Potrebbe a petto a uno omo contrastare,
Tanto il selvaggio di estrema possanza
E di gran forza Brandimarte avanza.

Via ne 'l portava e stimavalo tanto
Quanto fa il lupo la vil pecorella.
Ora chi odisse il smisurato pianto
Che facea lamentando la donzella,
A Dio chiamando aiuto, ad ogni Santo
In cui sperava, alla Fede novella:
Chi odisse il pianto e 'l piatoso sermone,
Ciascuno avria di lei compassïone.

Tuttavia quel selvaggio omo il portava;
Per le braccia a traverso l'avia preso;
Lui quanto più puotea si dimenava,
D'ira, de orgoglio e di vergogna acceso;
Ma quel suo dimenar poco giovava,
Perché il selvaggio lo tenìa sospeso
Alto da terra, perché era maggiore,
Correndo tuttavia con gran furore.

Gionse correndo, col barone in braccio,
Dove era un'alta pietra smisurata;
Correa nella radice un gran rivaccio,
Che l'avea da quel canto dirupata,
Sì che da cima al fondo avea di spaccio
Seicento braccia la ripa tagliata.
Quivi il selvaggio ne portò il barone
Per trabuccarlo giuso a quel vallone.

Come fo gionto a l'orlo del gran sasso,
Via lo lancia da sé senza riguardo;
Poco mancò che non gionse al fraccasso
Del dirupo alto il cavallier gagliardo,
E ben gli fo vicino a men d'un passo.
Ma presto saltò in piede e non fo tardo;
Perché egli aveva ancora in mano il brando,
Verso il selvaggio se ne andò cridando.

Quel non aveva scudo né bastone,
L'uno era rotto, l'altro avea lasciato;
Corse ad uno olmo e prese un gran troncone,
E non l'avendo ancor tutto spiccato,
Brandimarte il ferì sopra al gallone,
E di gran piaga l'ebbe vulnerato.
Lui, ch'è orgoglioso ed ha superbia molta,
Quel troncon lascia ed al baron si volta.

Voltasi quel selvaggio furïoso
A Brandimarte per saltargli adosso;
Il cavallier col brando sanguinoso,
Nel voltar che se fie', l'ebbe percosso;
Via tagliò un braccio, che è tutto peloso,
E gionse al busto smisurato e grosso;
Giù per le coste insieme alla ventraglia
Tutte col brando ad un colpo gli taglia.

Quel non se puote alor più sostenire,
Cade cridando in su la terra dura;
E' non sapea parole proferire,
Ma facea voce terribile e oscura.
Quando il barone lo vide morire,
Quivi lo lascia e più non ne dà cura,
Anci correndo a quel prato ne andava,
Dove il destriero e la sua dama stava.

Come fu gionto ove era la donzella,
Di gran letizia non sa che si fare;
Tienla abbracciata e già non li favella,
Ché de allegrezza non puotea parlare.
Or per non far de ciò longa novella,
Quella disciolse ed ebbe a cavalcare,
E posesela in groppa, e a lei rivolto
Parlando andava per quel bosco folto.

E l'uno e l'altro insieme racontava,
Questa come fu tolta dal vecchione
Che per la selva oscura la portava,
E come fu poi morto dal leone;
E così a lei Brandimarte narrava
De' tre giganti quella questïone
Che fatta aveano al prato della fonte,
E de la dama che portava il conte.