E così l'uno e l'altro ragionando
De lor travaglio e de la lor paura,
Veniano a ritrovare il conte Orlando.
Ma ad esso era incontrata altra ventura,
Qual poi a tempo vi verrò contando;
Ora al presente poneti la cura
Ad ascoltar la zuffa e la tenzone
Che ebbe Ranaldo col franco Grifone.
Né so se vi ricorda nel presente,
Segnor, come io lasciassi quella cosa
De' due baron, che nequitosamente
Facean cruda battaglia e tenebrosa,
E stimavan la vita per nïente,
E quello e questo mai non se riposa,
Né sparma colpi alcun, né si nasconde,
Ma l'uno l'altro a bon gioco risponde.
Tutta la gente quivi se adunava,
Pedoni e cavallieri a poco a poco;
Sì ciascun de veder desiderava,
Che strettamente li bastava il loco.
Marfisa avanti agli altri riguardava,
Tutta nel viso rossa come un foco;
Ma, mentre che mirava, ecco Ranaldo
Mena un gran colpo furïoso e saldo;
E sopra l'elmo gionse de Grifone,
Ch'era affatato, come aveti odito;
Se alora avesse gionto un torrïone,
Sin gioso al fondo l'arebbe partito;
Ma quello incanto e quella fatasone
Campò da morte il giovanetto ardito,
Benché a tal guisa fu del spirto privo,
Che non moritte e non rimase vivo.
Però che, briglia e staffe abandonando,
Pendea de il suo destriero al destro lato,
E per il prato strasinava il brando,
Perché l'aveva al braccio incatenato.
Quando Aquilante il venne remirando,
Ben lo credette di vita passato,
E sospirando di dolore e d'ira
Verso Ranaldo furïoso tira.
Questo era anch'esso figlio de Olivero,
Come Grifone, e di quel ventre nato,
Né di lui manco forte né men fiero,
E come l'altro aponto era fatato:
L'arme sue, dico, il brando e il bon destriero,
Benché a contrario fosse divisato,
Ché questo tutto è nero, e quello è bianco,
Ma l'un e l'altro a meraviglia è franco.
Sì che non fo questo assalto minore,
Ma più crudele assai ed inumano,
Perché Aquilante avea molto dolore,
Credendo essere occiso il suo germano;
E come disperato a gran furore
Combattea contra il sir de Montealbano,
Ferendo ad ambe man con molta fretta,
Per morir presto o far presto vendetta.
Da l'altra parte a Ranaldo parea
Ricever da costoro a torto ingiuria,
Però più dello usato combattea
Terribilmente, acceso in maggior furia;
Contra sé tutti quanti li vedea,
E lui soletto non ha chi lo alturia
Se non Fusberta e il suo core animoso,
Però combatte irato e furïoso.
- Or via, - diceva lui - brutta canaglia!
Mandati ancor de li altri a ricercare,
Che vengano a fornir vostra battaglia;
O venitene insieme, se vi pare,
Che tutti non vi stimo un fil de paglia.
Come poteti gli occhi al celo alciare
De vergogna, o vedere vi lasciati,
Sendo tra gli altri sì vituperati? -
Non respondeva Aquilante nïente,
Benché egli odisse quel parlar superbo,
Ma, stringendo de orgoglio dente a dente,
Con quanta possa aveva e quanto nerbo
Ferì Ranaldo ne l'elmo lucente
De un colpo furïoso e tanto acerbo,
Che Ranaldo le braccia al celo aperse
Per la gran pena che al colpo sofferse.