De gli altri duo che, ciascadun più fiero,
Stanno d'intorno Ranaldo a ferire;
Ciò non pensa Aquilante, quello altiero,
Ma sua battaglia destina finire.
Spronando a gran ruina il suo destriero
Lascia sopra a Ranaldo un colpo gire
Tanto feroce, dispietato e crudo,
Che tagliò tutto per traverso il scudo.
Sotto il scudo la piastra del bracciale
Sopra un cor' buffalino era guarnita;
La manica de maglie nulla vale,
Ché gli fece nel braccio aspra ferita.
A' circonstanti ciò parea gran male;
Sopra a gli altri Marfisa, quella ardita,
Va correndo, ché apena ritenuto
Se era sin ora di donargli aiuto.
Onde se mosse lui con la regina
Che di prodezza al mondo non ha pare.
Qual vento, qual tempesta di marina
Se puote al gran furore equiperare?
Quando Marfisa mosse con ruina,
Parea che e monti avessero a cascare,
E' fiumi andasser nello inferno al basso,
Ardendo l'aria e il celo a gran fraccasso.
A quel furor terribil e diverso
Serebbe tutto il mondo sbigotito;
Per ciò non ha Grifon l'animo perso,
Né il suo german, che fo cotanto ardito;
Ma ciascun de gli altri ha il cor summerso
Quando vider colei sopra a quel sito,
Qual con tal furia nel giorno davanti
Gli avea cacciati e rotti tutti quanti.
Venner contra Marfisa e duo germani,
Ciascun di lor se stringe, il scudo imbraccia;
E il pro' Ranaldo, solo in su quei piani,
Al re Adrïano e a Chiarïon minaccia;
E fôr Torindo ed Oberto alle mani,
Ben che ferito è Oberto nella faccia.
Trufaldin sta da parte e pone mente,
Come avesse de questo a far nïente.
L'una e poi l'altra zuffa voglio dire,
Perché in tre lochi a un tempo se travaglia,
E il rumore è sì grande ed il ferire
E il spezzar delle piastre e della maglia,
Che apena se potrebbe il trono odire.
Or, cominciando alla prima battaglia,
Grifone ed Aquilante alla frontera
Tolsero in mezo la regina fiera.
Lei, come una leonza che di pare
Se veggia in mezo a duo cervi arivata,
Che ad ambo ha il core e non sa che si fare,
Ma batte i denti, e quello e questo guata;
Cotal Marfisa se vedea mirare,
Adosso l'uno e l'altro inanimata,
Sol dubitando la regina forte
A cui prima donar debba la morte.
Ma star sospesa non li fa mestiero,
Ché ben gli diè Grifone altro pensare;
Ad ambe mani il giovanetto fiero
Un colpo smisurato lasciò andare.
Il drago, che ha la dama per cimiero,
Fece in due parte alla terra callare;
Non fo Marfisa per quel colpo mossa,
Benché sentisse al capo gran percossa.
Verso Grifon turbata un colpo mena,
Con quel gran brando che ha tronca la ponta;
Ma non è verso lui voltata apena,
Che nel collo Aquilante l'ebbe gionta.
Pensati or se ella rode la catena,
E se a tal cosa prese sdegno ed onta,
Perché quel colpo orribile e improviso
Batter li fece contra a l'elmo il viso.
E gli uscì il sangue da' denti e dal naso,
Che non gli avvenne in battaglia più mai.
Dricciandosi cridò: - Giotton malvaso,
Se tu sapesti quel che tu non sai,
Voresti nel girone esser rimaso:
Or vo' che sappi che tu morirai
Per le mie mane, e non è in celo Iddio
Che te possa campar dal furor mio. -