Mentre che ella braveggia a suo volere,
Non ha il franco Grifone il tempo perso,
Ma con ogni sua forza e suo potere
In fronte la ferì de un gran riverso.
Io non sapria cantando far vedere
Di lei lo assalto orribile e diverso,
Ché, non curando più la sua persona,
Verso Aquilante tutta se abandona.

Ferì con tal superbia la adirata,
Con tal ruina e con furor cotanto,
Che, se non fosse la piastra incantata,
Fesso l'avria per mezzo tutto quanto.
Dicea il franco Grifon: - Cagna rabbiata,
Tu non te donarai al mondo il vanto
Che promisso hai, de occider mio germano:
Ma serà tuo zanzar bugiardo e vano. -

Così dicendo la ferì del brando
Con gran tempesta ne l'elmo lucente.
Or, bei segnori, a Dio ve racomando,
Perché finito è il mio dire al presente;
E, se tornati, verrovi contando
Questa battaglia nel canto sequente,
Qual fo tra gente di cotanto ardire,
Che ve fia gran diletto odendol dire.

Canto ventesimoquarto

Se non me inganna, segnor, la memoria,
Seguir convene una zuffa grandissima,
Ché a l'altro canto abandonai la istoria
Della dama terribile e fortissima,
Quale ha tanta arroganza e sì gran boria,
Che vergognata se stima e vilissima
E che beffando ogni om dietro gli rida,
Se tutto il mondo a morte non disfida.

Da l'altra parte Aquilante e Grifone
Eran duo cavallier di tanto ardire,
Che lo universo non avea barone
Qual gli potesse entrambi sostenire:
Dico né Orlando, né il figlio de Amone,
O di qual altro più se possa dire,
Perché ciascun di lor, fronte per fronte,
Tiene battaglia al pro' Ranaldo e al conte.

Onde una zuffa sì pericolosa
Non fo nel mondo più fatta giamai,
Come fu tra Marfisa valorosa
E i duo guerrer, che avean prodezza assai.
Per ordine vi voglio or dir la cosa,
Ché, se ben mi ramento, io ve lasciai
Come la dama ne l'elmo forbito
Era percossa da Grifone ardito.

A lui se volta con tanta ruina,
Che lo credette al tutto dissipare;
Gionse nel scudo la forte regina,
E quel spezzato fa per terra andare;
E se non era l'armatura fina
Che quella fata bianca ebbe a incantare,
Tagliava lui con tutto il suo destriero,
Tanto fu il colpo dispietato e fiero.

Ben gli rispuose il franco giovanetto
Ed a due man ne l'elmo la percosse,
E callò il brando ne lo armato petto.
Aquilante a quel tempo ancor se mosse;
Ma la regina con molto dispetto
Contra di lui turbata rivoltosse,
E nel viso il ferì con tal tempesta,
Che su le groppe il fie' piegar la testa.

Né pone indugia, che a Grifon se volta,
E mena un colpo tanto disperato,
Che al giovanetto avria la vita tolta,
Se quel non fusse per incanto armato.
Mentre a quel colpo è la dama disciolta,
Aquilante arivò da l'altro lato,
E con gran furia ne l'elmo la afferra,
Credendo a forza metterla per terra.