Ella rispose: - Il vostro sornacchiare
Non mi lasciò questa notte dormire,
Et, oltra a ciò, me sentia piziccare. -
Dicendo questo e volendo altro dire,
Avanti a loro una donzella appare,
Che fuor de un bel boschetto ebbe ad uscire,
Sopra de un palafren di seta adorno;
Un libro ha in mano ed alle spalle un corno.
Bianco era il corno e d'un ricco lavoro,
Troppo mirabilmente fabricato;
Di smalto colorito e splendido oro
Da ciascun capo e in mezo era legato;
E ben valeva infinito tesoro,
De tante ricche pietre era adornato:
E, come io dissi, il porta una donzella
Sopra de l'altre grazïosa e bella.
Come fu giunta, ad Orlando se inchina,
E con parlar cortese e voce pura
Gli disse: - Cavallier, questa matina
Trovato aveti la maggior ventura
Che abbia la terra e tutta la marina;
Ma a ciò bisogna un cor senza paura,
Quale aver debbe un cavallier perfetto,
Sì come voi mostrati nello aspetto.
Questo libro la insegna ad acquistare,
Ma il modo e la maniera convien dire.
Prima il bel corno vi convien suonare,
Poi de improviso questo libro aprire,
E leggeriti quel che avriti a fare
Di quella cosa che abbia ad apparire;
Perché, suonando il corno, a prima voce
Verrà qualcosa orribile e feroce.
Ma il libro chiarirà, quale io ve ho detto,
Come vi abbiate in quella a governare;
E non crediati già di aver diletto,
Ma converravi il brando adoperare.
Come sereti fuor di quel sospetto,
Non vi bisogna ponto indugïare,
Ché vostra libertà vi serìa tolta;
Ma il corno suonareti un'altra volta.
Ed a quel suono ancor qualche altra cosa
Vedreti uscire e qualche gran periglio;
E voi, come persona valorosa,
Aprite il libro e prendite consiglio;
Ma se teneti l'alma paurosa,
A tal ventura non dati de piglio;
Perché ardito principio e mala fine
Fatto ha più volte assai gente tapine.
E ciò ve dico per questa ragione:
Il corno per incanto è fabricato,
E se alcun cavalliero è sì fellone,
Che dopo il primo suon sia spaventato,
Sempre seranne in sua vita pregione,
Ché a la Isola del Lago fia menato;
Né a cui spiace il finir, die' cominciare:
Tre volte il corno se convien sonare.
Alle due prime incontra gran travaglia,
Pena e fatica troppo smisurata,
Ed a ciascuna convien far battaglia;
Ma, suonando da poi la terza fiata,
Non bisogna adoprar brando né maglia,
Che uscirà cosa tanto aventurata,
Qual, se campasti ancor de li anni cento
In vostra vita, vi farà contento. -
Da poi che il conte dalla dama intese
L'alta ventura e la gran meraviglia,
De trarla al fine entro al suo cor se accese,
Né fra sé pensa o con altrui consiglia,
Ma con gran voluntà la man distese,
E prestamente il libro e il corno piglia;
E per meglio acconciarse a quella guerra,
La dama che avea in groppa pose a terra.
Poi messe a bocca il corno in abandono,
Come colui che ciò ben far sapiva.
Sembrava quasi quella voce un trono,
E ben da longe de intorno se odiva;
Ed ecco nella fin del primo suono
Una gran pietra in due parte se apriva;
La pietra a cento braccia era vicina:
Tutta se aperse con molta ruina.