E mentre che così questo ragira,
Tenendol tuttavia preso nel corno,
Quell'altro toro, acceso de molta ira,
Sempre ferendo a lui giva d'intorno.
Il conte con gran forza il primo tira
Dove è un pilastro de marmore adorno,
Che fu del re Bavardo sepultura,
Come mostrava intorno la scrittura.
Con questa briglia il primo ebbe legato,
E similmente ancor prese il secondo;
E poi che l'ebbe a quel sasso menato,
Tanto gli batte al colpo furibondo,
Che a l'uno e l'altro è l'orgoglio mancato.
Non se indugia il guerrer, che è fior del mondo,
Ma sì fra e tori attacca la sua spada,
Che 'l stocco avanti e l'elzo adrieto vada.
Poi se fece d'un tronco una gran mazza,
E come biolco se pone ad arare;
Quei duo feroci tori avanti cazza
E dritto il solco li fa caminare.
Sempre col tronco li batte e minazza:
Mai non fu visto il più bel lavorare.
Per terra è Durindana e par che rada,
Radice e pietre taglia quella spada.
Poi che fu il campo nelle sue confine
Arato tutto, Orlando fie' gran festa,
Dio ringraziando e sue virtù divine,
Che gli avea dato onor de tanta inchiesta.
Poi lasciò e tori, e non se vidde il fine
De lor, che se ne andarno con tempesta;
Muggiando forte via passarno un monte,
E uscîr de vista alle donzelle e al conte.
Benché sofferto avesse molto affanno
Il franco conte alla battaglia dura,
A lui pareva ciascuna ora uno anno
De poter trare a fin tanta ventura;
Né stima che per forza o per inganno
Possa esser vinta sua mente sicura.
Senza altramente adunque riposare,
Prende il bel corno e comincia a suonare.
Era smontata giù del palafreno
Quella donzella che portava il corno,
E nel bel prato de fioretti pieno
Se avea d'una ghirlanda il capo adorno;
Ma, come il suon del conte venne meno,
Tremò quella campagna tutta intorno,
E un piccol monticel ch'era in quel loco,
Se aperse in cima e fuor gettò gran foco.
Stavasi queto il figlio di Melone,
Per veder ciò che al fine avesse a uscire.
Ecco fuor di quel monte esce un dragone,
Terribil tanto, ch'io nol posso dire.
La dama, che sapea la fatasone,
Tenne quell'altra, che volea fuggire,
Dicendo: - Sopra me stati sicura,
Ché solo al cavallier tocca paura.
Questa facenda a noi non apartiene,
Ma quel barone al tutto fia deserto. -
Rispose l'altra: - Ben se gli conviene,
Ché un più malvaggio al mondo non è certo. -
Adunque ciascadun m'intenda bene,
Perché il caso de Orlando mostra aperto
Che ogni servigio di dama si perde
Chi non adacqua il suo fioretto verde.
Or torno a ragionar di quel serpente
Che un altro non fu mai visto maggiore.
Di scaglie verde e d'oro era lucente,
L'ale ha depinte in diverso colore.
Tre lingue avea ed acuto ogni dente,
Battea la coda con molto rumore,
Sempre gettava foco e fiamma viva,
Che da l'orecchie e di bocca li usciva.
Come il serpente in tutto si scoperse,
Il conte, che teniva il libro in mano,
Gli vide scritto ove prima lo aperse:
' Nel mondo tutto, per monte e per piano,
Tanta fatica mai altrui sofferse
Come tu soffrirai, baron soprano;
Ma forse ancora potresti campare,
Se quel ch'io dico, te amenti di fare.