Ché non fo al mondo mai più cavalliero,
Qual lo suonasse la seconda volta,
Benché molti provarno tal mestiero,
Ma sempre a tutti fu la vita tolta.
Or lascia adunque ogni tristo pensiero,
Franco barone, e il mio parlare ascolta,
Accioché sappi la cosa compiuta,
Perché la cuccia al corno sia venuta.

Morgana, della quale io t'ho parlato,
Quale è regina delle cose adorne,
Ha per il mondo un suo cervo mandato,
Che ha bianco il pelo e d'oro ambe le corne.
Quel per incanto a modo è fabricato,
Che in alcun loco mai non si soggiorne,
Ma sempre, via fuggendo a meraviglia,
Cerca la terra e non trova chi 'l piglia.

Né se potrebbe per forza pigliare,
Senza l'aiuto di quella cuccietta;
Lei primamente lo sa ritrovare,
Poi lo caccia cridando con gran fretta.
Conviensi quella voce seguitare,
Perché lor van legier come saetta;
La cuccia il caccia in pista con tempesta
Sei giorni integri, e al settimo s'arresta.

Perché quel giorno, giongendo alla fonte
Dove se tuffa il cervo pauroso,
Quivi si prende senza oltraggio ed onte,
E fa il suo cacciatore aventuroso,
Però che muta e corni dalla fronte
Sei volte il giorno, e ciascuno è ramoso
Di trenta bronchi; e la rama distesa
Con bronchi insieme cento libre pesa.

Sì che tanto tesoro adunarai,
Come abbi preso quel cervo afatato,
Che ne serai contento sempre mai,
Se la ricchezza fa l'omo beato.
Forse che ancor l'amore acquisterai
Di quella fata che t'aggio contato:
Dico Morgana da quel viso adorno,
Più bella assai che 'l sole in mezo il giorno. -

Orlando sorridendo l'ascoltava
Ed a gran pena la lasciò finire,
Perché esso le ricchezze non curava,
Qual gli ebbe la donzella a proferire,
Sì che rispose: - Dama, non mi grava
Avermi posto a rischio de morire,
Però che di periglio e di fatica
L'onor de cavallier sol se nutrica.

Ma l'acquisto de l'oro e de l'argento
Non m'avria fatto mai il brando cavare;
Però chi pone ad acquistar talento,
Lui se vôl senza fine affaticare;
E come acquista più, manco è contento,
Né si può lo appetito sazïare;
Ché qualunche n'ha più, più ne desia:
Adunque senza capo è questa via.

Senza capo è la strata ed infinita,
De onore e de diletto al tutto priva.
Chi va per essa, a caminar s'aita,
Ma dove gionger vôl, mai non ariva;
Sì che la voglio al tutto aver smarita,
Né gli vo' caminar per sin ch'io viva;
E accioché meglio intendi il mio parlare,
Dico che 'l cervo non voglio cacciare.

Prendi il tuo corno, ch'io lascio ad altrui
Questa ventura di tanta ricchezza,
Perch'io ora non sono e mai non fui
Da cortesia partito e gentilezza;
E vile e discortese è ben colui
Qual la sua dama più che 'l cor non prezza;
Ed io so che m'aspetta or la mia dama,
E parmi odir la voce che mi chiama.

(Ben me ricorda come io la lasciai
Con guerra nella rocca assedïata:
Ora che indovinar me sapria mai
Come sia quella zuffa aterminata?
Il campo e la battaglia abandonai
Per seguire Agrican quella giornata;
E combatteva l'una e l'altra gente,
Sì che non so di lor chi sia perdente.) -