Così con seco istesso ragionava
Il conte, assai pensoso ne la ciera,
E la donzella alla croppa invitava,
La qual pur vi salì mal volentiera.
Lasciò quell'altra, e già via caminava;
Ecco ad un ponte, sopra una rivera,
Passava un cavalliero in vista arguta:
Cortesemente Orlando lo saluta.
Ma il cavallier, che vide la donzella,
Ben presto la cognobbe nel sembiante,
Che questa è Leodilla, quella bella,
Quale è figliola del re Manodante;
Onde ad Orlando subito favella
Con minaccevol voce ed arrogante:
- Questa è mia dama, che robbata m'hai!
Presto la lascia, o presto morirai. -
- Se l'è tua, - disse il conte - e tua si sia,
Ché già per lei non voglio prender brica;
Totila, per Macone! e vanne via,
Che me pare alle spalle aver l'ortica;
E te ringrazio di tal cortesia,
Poi che me assolvi di tanta fatica.
Con essa ove te piace ne puoi gire,
Pur che con meco non voglia venire. -
Il cavalliero, odendo il ragionare
Che facea Orlando, di tanta viltade,
Qual ne la vista sì feroce appare,
Gran meraviglia ne ebbe in veritade.
Prese la dama, e senza altro parlare
Via caminarno per diverse strade;
L'uno a levante ad Albraca ne gia,
L'altro a ponente verso Circasia.
Ordauro era nomato il cavalliero,
Questo che al conte la donzella tolse,
Né tolta già l'avria per esser fiero,
Ma perché Orlando contrastar non volse,
Quale avea ad Angelica il pensiero;
Però dalla battaglia se disciolse,
E parli più d'uno anno ciascuna ora,
Che arivi dove Angelica dimora.
Lasciamo lui che ben forte camina,
Ch'io vo' seguir la zuffa dolorosa,
Qual più sempre s'accende a gran ruina,
Né mai se vide più terribil cosa.
Vedevasi Marfisa la regina
Di qua di là voltar sì furïosa,
Perché Aquilante e 'l suo fratel pregiato
La combatteano atorno in ciascun lato.
E vedeasi il feroce fio de Amone,
Ferito crudelmente e sanguinoso,
Cacciare il re Adrïano e Chiarïone;
Vedevasi Torindo valoroso
Combatter contra Oberto dal Leone:
Stavasi Trufaldin solo in riposo.
Questo ne l'altro canto io vi contai:
Ora voglio finir quel ch'io lasciai.
Come andasse la cosa in su quel piano
De le tre zuffe, vi voglio contare.
Sì come io dissi, Trufaldin villano
Stava da parte la guerra a guardare;
E quando Chiarïone ed Adrïano
Cominciâr per Ranaldo a rinculare,
Come colui che avea molta paura
Ne la rocca fuggì dentro alle mura.
Ranaldo non lo vide in su quel ponto,
Ché certamente non serìa campato,
Ben presto Rabican l'avrebbe gionto;
Ma tanto era alla zuffa riscaldato,
Che nol vide partir, come io vi conto;
Ma solo il vide alla porta arivato,
E, vòlto ai duo baron, con gran furore
Disse: - Fuggito è pur quel traditore.
Sì che ascoltati quel che vi vo' dire,
E procurati metterlo ad effetto,
Se non voleti al presente morire,
Ché ben ve occiderò senza rispetto;
Ma se me prometteti far venire
Con voi doman nel campo il maledetto,
Voglio che questa guerra cominciata
Or sia fornita per questa giornata.