Torindo fo colpito da Grifone,
E netto se n'andò fuor della sella;
Il franco Orlando e il forte fio d'Amone
Se vanno addosso con tanta flagella,
Che profondar l'un l'altro ha opinïone.
Ora ascoltate che strana novella:
Il bon Baiardo cognobbe di saldo,
Come fu gionto, il suo patron Ranaldo.
Orlando il guadagnò, come io ve ho detto,
Allor che il re Agrican fece morire;
E quel destrier, come avesse intelletto,
Contra Ranaldo non volse venire;
Ma voltasi a traverso a mal dispetto
De Orlando, proprio al contro del ferire.
Sua lancia cadde al conte in su l'arcione,
Ranaldo lo colpì sopra al gallone;
E fu per roversarlo a l'altro lato.
Or chi saprebbe a ponto ricontare
L'alto furor di quel conte adirato?
Ché, quando a più tempesta mugia il mare,
E quando a maggior foco è divampato,
E quando se ode la terra tremare,
Nulla serebbe a l'ira smisurata
Che in sé raccolse Orlando in quella fiata.
Non vedea lume per li occhi nïente,
Benché gli avesse come fiamma viva;
E sì forte battea dente con dente,
Che di lontan il gran romor se odiva.
Del naso gli uscia fiato sì rovente,
Che proprio il riguardar foco appariva.
Or più di ciò contar non è mestiero:
Con ambi sproni afferra il bon destriero.
Ed a quel tempo ben ricolse il freno,
Credendolo a tal guisa rivoltare;
Non si muove Baiardo più ni meno,
Come fosse nel prato a pascolare.
Poi che Ranaldo vidde il fatto a pieno,
Comincia al conte in tal modo a parlare:
- Gentil cugin, tu sai che a Dio verace
Ogni iniustizia e mal fatto dispiace.
Ove hai lasciata quella mente pura
E l'animo gentil che avevi in Franza,
Diffensor di bontade e di drittura,
E di fraude nemico e dislïanza?
Caro mio conte, io ho molta paura
Che cambiato non sii per mala usanza,
E che questa malvaggia meretrice
T'aggia stirpato il cor de la radice.
Voresti mai che si sapesse in corte
Che hai la diffesa per un traditore?
Or non te serìa meglio aver la morte,
Che avere in fronte tanto disonore?
Deh lascia Trufaldino, o baron forte,
E di quella ribalda il falso amore!
Che in veritate, a non dirti menzogna,
Non so de qual acquisti più vergogna. -
Orlando gli dicea: - Ecco un ladrone,
Che è divenuto bon predicatore.
Or può ben star sicuro ogni montone,
Da poi che il lupo si è fatto pastore.
Tu mi conforti con bella ragione
Abandonar de Angelica lo amore;
Ma guardar die' ciascun d'esser ben netto,
Prima che altrui riprenda de diffetto.
Io non venni già qui per dir parole,
A ben ch'io non mi possa adoperare,
E sopra ogni sventura ciò mi dole;
Ma fami al peggio ormai che tu pôi fare,
Ché non serà nascoso il giorno il sole,
Che molta pena ti farò portare
Di quel villan parlare e discortese,
Qual de mia dama avesti ora palese. -
Così parlando ogniun sta dal suo lato.
Non era il conte a dismontare ardito:
Ché, prima a terra fosse dismontato,
Via ne serebbe Baiardo fuggito.
Sendo bon pezzo ciascun dimorato,
Che l'uno a l'altro non avea ferito,
Ranaldo, riguardando in quel confino,
Ebbe veduto il falso Trufaldino,