Che aveva Astolfo abattuto nel piano.
Esso a destriero d'intorno il feriva:
Quel se deffende con la spada in mano;
Ecco Ranaldo che sopra gli ariva.
Quando venire il vidde quel villano,
Che avea d'ogni virtù l'anima priva,
Come fugge il colombo dal falcone
Così prese a fuggir dal fio d'Amone.

Esso fuggendo a gran voce cridava:
- Aiuto! aiuto! o franchi cavallieri -
E la promessa fede adimandava;
E ben soccorso gli facea mestieri,
Ché già quasi Ranaldo lo arivava.
Ma tutti quanti quelli altri guerreri
Abandonarno sua prima tenzone,
Tirando tutti adosso al fio d'Amone.

Orlando nol seguia, come io vi conto,
Perché Baiardo non puotea guidare;
Ma ben gionse Grifone a ponto a ponto
Che apena Trufaldin dovea campare.
Come Ranaldo lo vidde esser gionto,
Subitamente se ebbe a rivoltare,
E ferisce a Grifon sì gran riverso,
Che quello ha il spirto e l'intelletto perso.

Qua non se indugia, e segue Trufaldino,
Che tuttavia fuggiva per quel piano;
Ma fece in quel fuggir poco camino,
Ché ebbe a le spalle il destrier Rabicano,
E venuto era di morte al confino:
Ma soccorso gli dava il re Adrïano.
Ranaldo lo ferì con tanta possa,
Che a terra lo fe' andar quella percossa.

Trufaldin se ne andava tuttavia
Ben mezo miglio a Ranaldo davante;
Ma Rabicano a tal modo seguia,
Come avesse ale in loco delle piante.
Ranaldo gionto il traditore avia,
Ma di traverso ancor gionse Aquilante,
E l'un ferisce l'altro con tempesta.
Ranaldo colse lui sopra la testa,

Sì che alle croppe lo mandò roverso,
Fuor di se stesso e pien di stordigione;
Né ancora ha Trufaldin di vista perso,
Quando alla zuffa è gionto Chiarïone.
Menò Ranaldo un colpo sì diverso,
Che gettò quel ferito de l'arcione;
E segue Trufaldin con tanta fretta,
Che apena è più veloce una saetta.

Mentre che così caccia quel ribaldo,
Il conte con Marfisa s'azuffava,
Però che, mentre che non vi è Ranaldo,
A suo piacer Baiardo governava.
Ciascuno alle percosse era più saldo,
Né alcun vantaggio vi se iudicava;
Vero è che 'l conte avea suspizïone,
Non se fidando al tutto del ronzone.

E però combattea pensoso e tardo,
Usando a suo vantaggio ciascuna arte:
E benché se sentisse ancor gagliardo,
Chiese riposo e trassese da parte.
Mentre che intorno faceva riguardo,
Vidde nel campo gionto Brandimarte,
E ben se rallegrò nel suo pensiero,
Ché Brigliadoro ha questo, il suo destriero.

Subitamente a lui se ne fu andato;
Ciascun raconta la sua disventura,
E fu tra loro alfin deliberato
(Ché Brandimarte ha rotto l'armatura)
Che nella rocca lui sia ritornato,
E là meni Baiardo a bona cura.
Su Brigliadoro il conte valoroso
È già montato, e non vôl più riposo.

Non vôl riposo più quel sir d'Anglante,
Anci si mosse con molta roina;
E con parlar superbo e minacciante
Isfida a morte la forte regina.
L'un mosse verso l'altro lo afferrante,
Ciascun morire o vincer se destina:
Questa zuffa dirò poi tutta aponto,
Ma torno a Trufaldin, ch'era già gionto.