Ranaldo il gionse a la rocca vicino,
E non crediati che 'l voglia pregione,
Benché vivo pigliò quel malandrino,
E legòl stretto con bona ragione;
Indi con le gambe alto e il capo chino
Alla coda lo attacca del ronzone;
Poi per il campo corre a gran furore
Cridando: - Or chi diffende il traditore? -
Era il franco Grifon già risentito,
E Chiarïon montato e il re Adrïano,
Quando Ranaldo fu da loro odito,
E posensi a seguirlo per quel piano.
Ma sì presto ne andava ed espedito,
Ch'era seguìto da costoro in vano;
Così ne andava Rabicano isteso,
Come alla coda non avesse il peso.
Sempre Ranaldo a gran voce cridava:
- Ove son quei che avean cotanto ardire,
Che de un sol cavallier non li bastava,
Ma volean tutto il mondo sostenire?
Or vedon Trufaldino, e non li grava
Che in sua presenzia lo faccio morire?
Se alcun v'è ancora a cui piaccia l'impresa,
Venga a staccarlo e prenda sua diffesa. -
Così diceva il barone animoso,
Via strasinando Trufaldino al basso,
Che era già mezo morto il doloroso,
Percotendo la testa ad ogni sasso;
Ed era tutto il campo sanguinoso,
Dove correa Ranaldo a gran fraccasso;
Ed ogni pietra acuta e ciascun spino
Un pezzo ritenia de Trufaldino.
Moritte quel malvaggio a cotal guisa,
E ben lo meritava in veritate,
Come la istoria sopra vi divisa,
Ch'era d'inganni pieno e falsitate.
Or torno al conte Orlando ed a Marfisa,
Che nel secondo assalto a nude spate
Fan sì crudel battaglia e sì diversa,
Che par che 'l celo e il mondo se sumersa.
A disusato modo e troppo orribile
Tra loro era inasprita la battaglia;
Ed al contar serìa cosa incredibile
Quelle arme che Marfisa al conte taglia.
Lui d'altra parte ognior vien più terribile,
Benché romper non può piastra, né maglia;
Pur mena colpi di tanta roina,
Che a forza fa piegar quella regina.
Cresce ogni ora lo assalto più diverso,
E' crudel colpi fuor d'ogni misura.
Ecco passar Ranaldo in sul traverso,
Proprio davanti alla battaglia scura;
E Trufaldino avea tutto disperso
La testa e il busto insino alla cintura;
Ché per le spine e' sassi in quel distretto
Rimase eran le braccia, il capo e il petto.
A gran furor Ranaldo trapassava,
Cridando sì che intorno è bene inteso;
E dicea: - Cavallieri, or non vi grava
Che non abbiati questo re diffeso,
Qual di bontate vi rasomigliava?
Ove è lo ardire e quello animo acceso
Che dimostraste ne l'estremo vanto,
Quando sfidasti il mondo tutto quanto? -
Orlando intese quel parlare altiero,
Che lo spronava in tanta villania,
Onde a Marfisa disse: - Cavalliero
(Perché altramente non la cognoscia),
Io me sfidai con quello altro primiero,
Compir voglio con lui l'impresa mia;
Come io lo occido, se 'l mio Dio mi vaglia,
Con teco fornirò l'altra battaglia. -
Disse Marfisa a lui: - Tu sei errato,
Se presto credi occider quel barone,
Perché io, che l'uno e l'altro aggio provato,
Di te nol tengo in manco opinïone.
Tu de la vita altrui hai bon mercato,
E senza l'oste fai questa ragione;
Ma tu pôi ben vantarti ed aver caro
Se questa sera vi trovati al paro.