Ma ciascuna alma disdegnosa e dura
Amando e lacrimando al fin se piega,
Sì che speranza ancor pur mi assicura
Che a un tempo mi darà quel che or mi niega;
E sol di quello è la bona ventura,
Che pacïenzia segue e piange e priega;
E, s'io son fuor di tal condizïone,
Pur stato non serà per mia cagione.

Io vincerò la sua discortesia;
Ancor se placherà, se ben fia tardo,
Faràgli ancor pietà la pena mia,
E 'l fuoco smisurato ove io dentro ardo.
Poi che seguir conviensi questa via,
Io vo' mandarli adesso il suo Baiardo,
Ché, come intendo e per ciascun se nara,
Cosa del mondo a lui non è più cara.

Orlando più non tornarà giamai,
Ché non giovarà forza né sapere,
Allo estremo periglio ove il mandai:
Far posso del destriero il mio parere.
Ahi re del cel! come forte fallai
A far perir colui che ha tal potere!
Ma Dio lo sa ch'io non puote' soffrire
Quel che tanto amo vederlo morire.

Ora fia morto il bon conte di Brava,
Sol per campar la vita al fio d'Amone.
Quel molto più che sua vita me amava,
Questo non ha di me compassïone;
E certo conscïenza assai me grava,
E vedo ch'io fo pur contra ragione:
Ma la colpa è d'Amor, che senza legge
E soi subietti a suo modo corregge."

Così dicendo chiede una donzella,
Che fu con lei creata piccolina,
Di aria gentile e di dolce favella;
Alla sua dama davanti se inchina.
Disse Angelica a lei: - Va, monta in sella
Calla nel campo di quella regina,
Qual per suo orgoglio, contra ogni ragione,
Sta nello assedio di questo girone.

Tu montarai sopra il tuo palafreno:
Baiardo, quel destrier, menalo a mano.
Di tende e paviglioni il campo è pieno:
Cerca tu quel del sir de Montealbano.
A lui del bon destrier dà in mano il freno,
E digli, poi ch'egli è tanto inumano
Che comporta ch'io pèra in tante brame,
Non vo' che il suo ronzon mora di fame.

Io non potrebbi mai già comportare,
Che 'l suo destrier patisse alcun disaggio,
A benché lui mi venne assedïare,
E femmi oltra al dover cotanto oltraggio.
Sol d'una cosa me può biasimare:
Ch'io l'amo oltra misura; ed ameraggio
Sin che avrò spirto in core e sangue adosso,
O voglio o non, però che altro non posso.

A lui ragionarai in cotal guisa,
Ed a trarne risposta abbi lo ingegno;
Ché tanto è la pietà da quel divisa,
Che forse di parlarti avria disdegno.
Partendoti da lui, vanne a Marfisa,
Né far de onore o reverenzia un segno;
Senza smontar d'arcione a lei te accosta,
E da mia parte fa questa proposta.

Diragli ch'io credetti che Agricane
Dovesse per suo esempio spaventare
E le genti vicine e le lontane
Dal non dover con me guerra pigliare;
Ma da poi ch'essa ancor non se rimane,
Che gli altri se potranno ammaestrare
Per lo esempio di lei, che tanto è paccia,
Che bisogno ha d'aiuto e pur minaccia. -

La damisella uscì di quel girone,
E giù nel campo subito discese;
La sua ambasciata fece al fio d'Amone
Con bassa voce e ragionar cortese:
Sempre parlando stette ingenocchione.
Io non so dir se ben Ranaldo intese,
Ché, come prima odì chi la mandava,
Voltò le spalle e più non l'ascoltava.