Era con lui Astolfo al paviglione,
Il qual, veggendo la dama partire,
Che seco ne menava il bon ronzone,
Subitamente la prese a seguire,
Dicendo a lei che per dritta ragione
Questo destrier potrebbe ritenire
Come sua cosa, poi che era palese
Che esso l'avea condutto in quel paese.
A concluder, la dama puotea meno,
E il modo non avea da contrastare,
Onde se lasciò tuor di mano il freno:
Adietro l'ebbe Astolfo a remenare.
Or per quel campo d'arme tutto pieno
La messagiera se pone a cercare:
Cerca per tutto, e mai non se rafina,
Sin che fu gionta avanti alla regina.
E non se sbigotì di sua presenzia,
Ma fece sua proposta alteramente,
Con ardire mestiato di prudenzia.
Quella regina, che ha l'animo ardente,
La odìa parlar con poca pacïenzia,
E sol rispose: - Bene è tostamente
Il minacciar d'altrui; ma il fin del gioco
È di cui fa de' fatti e parla poco. -
Lasciamo il ragionar della donzella,
La qual, nel modo che aviti sentito,
Tornò davanti ad Angelica bella;
E ragionamo di quel conte ardito,
Che per li fiori e per l'erba novella
Via caminando è de una selva uscito;
Fuor della selva, a ponto in su quel piano,
Armato è un cavallier con l'asta in mano.
Sopra d'una acqua un ponte marmorino
Tenìa quel cavallier in sua diffesa;
Alla ripa del fiume, ad un bel pino
Stava una dama per le chiome impesa,
La qual facea lamento sì tapino,
Che avrebbe di dolor quella acqua accesa;
Sempre soccorso e mercede domanda,
Di pianto empiendo intorno in ogni banda.
Di lei molta pietà si venne al conte,
E per ella sligare al pino andava.
Ma il campïon, che armato era sul ponte,
- Non andar, cavallier! - forte cridava
- Ché fai a tutto il mondo oltraggio ed onte,
Dando soccorso a quella anima prava;
Perché l'antiqua etade e la novella
Non ebbe mai più falsa damigella.
Per sua malizia sette cavallieri
Sono perduti e per sua fellonia.
Ma ciò contarti non mi fa mestieri,
Che troppo è lungo: vanne alla tua via;
Lasciala stare e prendi altri pensieri. -
Cari segnori e bella baronia,
Stati contenti a quel che aveti odito:
Per questa fiata il canto è qui finito.
Canto ventesimonono
Ne l'altro canto io ve contai che Orlando
Vide il bel pino a lato alla riviera,
Dove la dama impesa lacrimando
Avria mosso a pietate un cor di fiera;
E mentre che lui stava riguardando,
Quello altro campïon con voce altiera
Gli disse: - Cavallier, va alla tua via,
Né dare aiuto a quella dama ria.
La quale adesso ha ben tutta sua voglia,
Poi che sta impesa con le chiome al vento,
E voltasi leggier come una foglia;
E ben fo questo sempre il suo talento:
Or con vana speranza, or certa doglia
Tenir li amanti in estremo tormento.
Come al vento si volge per se stessa,
Così sempre rivolse ogni promessa. -