Questo ancor cadde con molta tempesta.
Non dimandar se Astolfo si dimena,
Forte gridando: - Maledetta gesta,
Tutti alla fila vi getto a l'arena. -
Conte Smiriglio una grossa asta arresta,
Ma Astolfo il trabuccò con tanta pena,
Che fo portato per piede e per mano.
Oh quanto se lamenta il conte Gano!

Questo surgendo, diceva Falcone:
- Ha la fortuna in sé tanta nequizia?
Può farlo il celo che questo buffone
Oggi ce abbatta tutti con tristizia? -
Nascosamente sopra dello arcione
Legar si fece con molta malizia,
E poi ne viene Astolfo a ritrovare:
Legato è in sella, e già non può cascare.

Proprio alla vista il duca l'incontrava,
Ed hallo in tal maniera sbarattato,
Che ora da un canto, or da l'altro pigava,
Sì come al tutto de vita passato.
Ogni omo attende se per terra andava.
Alcun se avidde che gli era legato,
Unde levosse subito il rumore:
- Dàgli, ché gli è legato il traditore. -

Fu via menato con molta vergogna
De tutti e suoi, e con suo gran tormento.
Non vi vo' dir se 'l conte Gano agogna.
Astolfo crida con molto ardimento:
- Venga chi vôl ch'io gli gratti la rogna,
E legase pur ben, ch'io son contento;
Perché legato, senza alcuna briga,
Meglio che sciolto, il paccio si castiga. -

Anselmo della Ripa, il falso conte,
Nella sua mente avea fatto pensieri
Di vendicarse a inganno di tante onte:
Che, come Astolfo colpisce primeri,
Esso improviso riscontrarlo a fronte.
A lui davanti va il conte Raineri,
Quel di Altafoglia; Anselmo, gli è di spalle:
Credese ben mandare Astolfo a valle.

Astolfo con Raineri è riscontrato.
A gambe aperte il trasse dello arcione;
E non essendo ancor ben rassettato
Pel colpo fatto, sì come è ragione,
Anselmo de improviso l'ha trovato,
Con falso inganno e molta tradigione,
Avvengaché sì fece quel malvaso,
Che non apparve voluntà, ma caso.

Nulla di manco Astolfo andò pur gioso;
Sopra la sabbia distese la schena.
Pensati voi se ne fo doloroso:
Ché, come in piedi fu dricciato apena,
Trasse la spada irato e disdegnoso,
E quella intorno fulminando mena
Contra di Gano e di tutta sua gesta.
Gionse a Grifone, e dàgli in su la testa.

Da morte il campò l'elmo acciarino.
Or se comincia una gran ciuffa in piaccia,
Perché Gaino, Macario ed Ugolino
Adosso a Astolfo con l'arme se caccia.
Ma il duca Naimo, Ricardo e Turpino
Di darli aiuto ciascun se procaccia;
Di qua, di là se ingrossa più la gente.
Gionse il re Carlo a questo inconveniente,

Dando gran bastonate a questo e quello,
Che a più di trenta ne ruppe la testa.
- Chi fu quel traditor, chi fu il ribello,
Che avuto ha ardir a sturbar la mia festa? -
Volta il corsiero in mezzo a quel trapello,
Né di menar per questo il baron resta.
Ciascun fa largo a l'alto imperatore,
O li fugge davanti, o fagli onore.

Dicea lui a Gano: - Ahimè! che cosa è questa? -
Dicea ad Astolfo: - Or diessi così fare? -
Ma quel Grifon che avea rotta la testa,
Se andò davanti a Carlo a ingenocchiare,
E con voce angosciosa, alta e molesta,
- Iustizia! - forte comincia a cridare
- Iustizia, segnor mio, magno e preziato,
Ch'io sono in tua presenzia assassinato.