Non fuor queste parole simulate,
Anci tratte al mio cor della radice;
Lei, che femina è ben in veritate,
(Che tutte son peggior che non se dice),
Fece risposta con gran falsitate,
Per farme più dolente ed infelice,
Dicendo: "Uldarno - (ché così mi chiamo)
- Più che 'l mio spirto e più che gli occhi v'amo.

E se io potessi mostrarne la prova,
Come io posso in voce proferire,
Cosa non ho nel cor che sì me mova,
Quanto al vostro desio poter servire;
E se alcun modo o forma se ritrova,
Ch'io possa contentar questo disire,
Io sono apparecchiata a tutte l'ore,
Pur che si servi insieme il nostro onore.

Ma certamente io vedo una sol via
(Volendo, come io dico, riservare
Nel vostro onor la nominanza mia)
Che ce possiamo insieme ritrovare.
Come sapete, la fortuna ria
Fece a la morte insieme disfidare
Oringo, il cavallier tanto inumano,
Contra a Corbino, mio franco germano.

E fo quel damigello al campo morto,
Dico Corbino, e contra alla ragione,
Ché ancor non era ben ne l'arme scorto,
E l'altro fo più volte al parangone.
Ora per vendicar cotanto torto
Mio patre va cercando un campïone,
Proferendo a ciascuno estremo merto,
Ed hal trovato, o trovaral di certo.

Voi, che portate adunque l'arme indosso
D'Oringo e la sua insegna e il suo cimero,
Fuor de la terra vi serete mosso,
Là dove scontrarete un cavalliero.
Poi che l'un l'altro ve areti percosso,
Pigliar vi lasciareti di legiero,
E questo è solo il modo e la maniera
A far contenta vostra voglia intiera.

Però che quivi sereti menato
Da l'altro cavallier, che ve avrà preso;
Sotto mia guarda stareti legato,
E non temeti già de essere offeso,
Ché a vostra posta vi darò combiato.
E benché 'l patre mio sia d'ira acceso,
Ed abbia molta voluntate e fretta
Di far del suo figliolo aspra vendetta,

Nulla di manco ho già preso il partito
Di poter vosco alquanto dimorare,
Poi mostrarò che via siati fuggito."
Così la falsa m'ebbe a ragionare,
Ed io ben presto presi questo invito,
Né a periglio o fatica ebbi a pensare,
Ché, per trovarme seco ad un sol loco,
Passato avria per mezo un mar di foco.

Addobbato mi fu' subitamente
L'arme de Oringo ed ogni sua divisa;
Ma, come io fu' partito, incontinente
Costei, che del mio mal facea gran risa,
Come quella che è troppo fraudolente
E perfida e crudel for d'ogni guisa,
Partito, come io dico, a lei davante,
Fece chiamare a sé quell'altro amante.

Ciò fu Locrino, de chi ragionai,
Che a un tempo meco questa falsa amava,
E con promesse e con parole assai,
Come sapea ben far, lo alosingava,
Dicendo, se sperar dovea giamai
Guidardon de l'amor che gli mostrava,
Che per un giorno sia suo campïone:
Dïagli Oringo morto, o ver pregione.

Il loco li raconta, ove mandato
M'avea lei stessa fuor de la citate,
E tanto fece al fin, che l'ebbe armato
De insegne contrafatte e divisate,
E fuora venne per trovarmi al prato.
Nel scudo verde ha due corne dorate
E nella sopravesta e nel cimiero,
Come portava un altro cavalliero.