Quel cavallier avea nome Arïante,
Che per insegna le corne portava,
Tanto animoso e di membre aiutante
Che forse un altro par non attrovava.
Questo era d'Origille anco esso amante,
Ed averla per moglie procacciava;
E già col patre de essa stabilito
Avea per patto d'esser suo marito.

Ma prima Oringo dovea conquistare,
Ed a lui presentarlo, o morto o preso.
Or, per far breve il nostro ragionare,
Questo ne venne a quel prato, disteso,
Là dove io stava armato ad aspettare:
Dopo lieve battaglia io mi fui reso.
Credendo a questa falsa esser menato,
Feci poca diffesa e fui pigliato.

Locrino, in questo tempo, il giovanetto,
Nel vero Oringo a caso fu inscontrato,
Né menarno la zuffa da diletto,
Questo d'amore e quel ch'era infiammato.
Fu ferito Locrino a mezo il petto,
Oringo nella testa e nel costato;
E fu l'assalto lor sì crudo e forte,
Che ciascun d'essi quasi ebbe la morte;

Abench'al fine Oringo fu pregione,
Ché uno amoroso cor vince ogni cosa.
Ora intervenne che 'l crudo vecchione,
Il quale è patre a questa dolorosa,
Avea di far vendetta il cor fellone,
E notte e giorno mai non stava in posa.
Sempre guardando, cerca con gran pena
Se 'l suo campione Oringo ancor li mena.

Ed ecco avanti lo vide venire,
Con la man disarmata e senza brando,
Come colui ch'è preso, a non mentire.
Andogli incontra pallido e tremando,
E apena se ritenne de ferire;
Ma poi, dapresso con lor ragionando,
Cognobbe nella voce e nel sembiante
Che Locrino era quel, non Arïante.

Ben sapea il vecchio che quel giovanetto
La sua figliola avea molto ad amare,
E però gli diceva: "Io ti prometto,
Se questo tuo pregion me vôi donare,
Contento ti farò di quel diletto
Qual più nel mondo mostri desïare.
Se vero è che mia figlia cotanto ami,
Io te contentarò di quel che brami."

Locrino paccio fu presto accordato,
Benché darli il pregion non gli era onore;
Tanto già lui d'amore era spronato,
Che gli avria dato parte del suo core.
Essendo già tra lor fatto il mercato,
La nostra gionta gli pose in errore,
Perché Arïante ed io, che ero pregione,
Giongemmo avanti a quel crudo vecchione.

Quivi la cosa fu tutta palese
E la cagion de l'arme tramutate.
Alora Oringo molto me riprese,
Che in dosso le sue insegne avea portate;
E tra noi quattro fur molte contese,
E quasi ne venemmo a trar le spate,
Perché Arïante ancor se lamentava
Pur de Locrin, che sua insegna portava.

Nel regno nostro è legge manifesta
Che chiunque porta scudo o ver cimero
D'un altro campïone o d'altra gesta,
È disfamato con gran vitupero,
E se non ha perdon, perde la testa.
Benché 'l statuto sia crudele e fero,
Ché la pena è maggior che la fallanza,
Pur è servata per antiqua usanza.

Avanti al re fu tratta la querella;
Il qual, veggendo tutta la cagione
Essere uscita da questa donzella,
Qual li avea indotto a quella guarnisone,
E con le insegne altrui montare in sella,
Prese consiglio, con molta ragione,
Che, avendo ogniom di noi fatto gran male,
Tutti dian voce a pena capitale: